Storia e documenti · Storia del Trani calcio

Gli anni dell’Ursus Trani (1997 - 1999)

Dopo la fine della Polisportiva, l’Ursus cercò di raccogliere il calcio cittadino, fra nuove ambizioni, scarso seguito e un rilancio tardivo.

Storia del Trani Calcio

Fra il 1997 e il 1999 l’Ursus Trani si trovò davanti a un compito diverso da quello svolto fino ad allora: diventare il riferimento calcistico di una città rimasta senza la Polisportiva. Era una società già esistente, considerata la seconda squadra tranese e appena promossa in Prima Categoria. La sua occasione nacque dunque dall’incontro fra un risultato sportivo positivo e il vuoto lasciato dalla scomparsa della formazione più seguita.

Il vuoto dopo la Polisportiva

La conclusione del precedente ciclo era stata particolarmente dolorosa. Dopo due retrocessioni consecutive, la Polisportiva non venne iscritta all’Eccellenza; l’ultima partita della sua storia, il 4 maggio 1997, era stata la sconfitta interna per 0-2 contro il Villa D’Agri. Per comprendere il clima in cui l’Ursus tentò il rilancio occorre partire proprio dagli ultimi anni della Polisportiva, quando alla delusione dei risultati si era aggiunta la perdita della società.

L’Ursus raccolse un’eredità sportiva e affettiva, senza essere una semplice ridenominazione del vecchio club. Il pubblico che aveva vissuto i campionati di Serie C2 doveva ora riconoscersi in una squadra con una storia propria e impegnata in una categoria regionale più bassa.

Povia, Franco e il cambiamento di progetto

Alla presidenza c’era Vincenzo Povia, già dirigente del Trani negli anni della scalata dalla Serie D alla Serie B. La sua presenza collegava l’iniziativa a una stagione importante della memoria calcistica cittadina. Accanto a lui si mossero imprenditori locali, fra i quali Rino Franco, reduce dalla guida di una squadra tranese di football americano.

La nuova ambizione si tradusse in scelte concrete. L’Ursus chiese il ripescaggio in Promozione, ma non lo ottenne. Lasciò inoltre il tradizionale campo Monsignor Addazzi per trasferirsi al Comunale e costruì una formazione più competitiva. L’obiettivo era vincere il campionato oppure conquistare una posizione che permettesse di sperare in un successivo ripescaggio.

Il cambio di impianto rendeva visibile il salto nelle aspettative. Al Comunale l’Ursus cercava lo spazio che era appartenuto alla squadra maggiore, ma la disponibilità dello stadio e il rafforzamento dell’organico non bastarono a ricreare il rapporto con la città.

Un pubblico difficile da riconquistare

I risultati immediati furono inferiori alle attese. Una parte del pubblico, ancora segnata dalla fine della Polisportiva, rivolse maggiore attenzione alla pallavolo femminile e al basket maschile. Il calcio continuava a essere praticato, ma non ritrovava automaticamente il seguito che aveva accompagnato le stagioni professionistiche.

L’Ursus non riuscì a raccogliere intorno al progetto l’attenzione sperata di tifosi e istituzioni. Il problema andava quindi oltre la posizione in classifica: alla costruzione di una squadra ambiziosa non corrispose una mobilitazione cittadina della stessa intensità.

Oltre il 1999: due stagioni in Promozione

Il percorso dell’Ursus proseguì anche dopo il triennio iniziale. Fra il 2000 e il 2002 arrivarono due stagioni in Promozione, prima della discesa nei campionati dilettantistici minori. Il miglioramento sportivo giunse quando l’occasione di raccogliere intorno a sé il grande pubblico si era ormai indebolita.

Nel frattempo, nel giugno 1999, era nata la Fortis Trani, con un distinto progetto societario. Le due vicende si sovrapposero nel tempo: l’Ursus mantenne il proprio percorso, mentre la Fortis avviò un nuovo tentativo di riportare il calcio tranese nelle categorie superiori.

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