Profilo biografico · Ottocento e Novecento

I protagonisti principali della liberazione degli ostaggi

Quattro profili per comprendere la liberazione degli ostaggi del 18 settembre 1943 e il contributo di istituzioni, cittadini e militari.

Giuseppe Pappolla
Questo testo approfondisceIl 18 settembre 1943 a Trani: fatti e testimonianze

La liberazione degli ostaggi tranesi del 18 settembre 1943 non si comprende attraverso un solo protagonista. Il racconto ricostruito da Francesco Pagano mette in relazione l’autorità civile di Giuseppe Pappolla, l’intervento dell’arcivescovo Francesco Petronelli, il ruolo del militare tedesco Friedrich Kurtz e l’iniziativa di Isabella Terrafino. Le loro biografie appartengono a mondi diversi, che si incontrarono durante la minaccia di una rappresaglia.

Giuseppe Pappolla: l’amministrazione cittadina

Nato a Trani nel 1884 secondo questa scheda (1883 nell’articolo di Marco Brando), Giuseppe Pappolla dedicò molta parte della sua attività alla vita pubblica, dando sempre prova di particolare attaccamento. Fu Assessore Comunale dal 1921 al 1923, delegato podestarile dal 1928 al 1930, Vice-Podestà dal 1937 al 1938, Presidente dell'E. C. A. dal 1937 al 1939, Commissario Prefettizio alle strade vicinali dal 1940 al 1946, Presidente dell'Azienda Elettrica Municipalizzata dal 1940 al 1944 e dal 1947 fino alla morte, che avvenne a Trani il 19 marzo 1957. Fu Podestà, Commissario Prefettizio e Sindaco al Comune di Trani dal 9 settembre 1942 al 25 gennaio 1944. A detta di molti, il riconoscimento ricevuto dal Re Vittorio Emanuele III non fu pari al ruolo che egli assunse mettendo in gioco la sua vita durante i fatti del 18 settembre 1943.

Questa successione di incarichi colloca Pappolla nella vita amministrativa tranese prima e dopo la guerra. Per capire l’episodio del settembre 1943 è importante osservare la responsabilità che esercitava allora, evitando di confondere funzioni ricoperte in anni differenti.

Francesco Petronelli: l’arcivescovo

Nato a Lecce il 26 luglio 1880, Francesco Petronelli fu ordinato Sacerdote nel 1903 e, dopo aver conseguito la Laurea in Teologia nel 1908, fu parroco della Cattedrale di Lecce nel 1915, ove rimase fino alla sua elevazione alla Diocesi di Avellino, nel 1929 secondo questa biografia, mentre la cronotassi avellinese indica 1928. Il passaggio all’Arcidiocesi Metropolitana di Trani, Nazareth e Barletta risale al 1939 secondo la cronotassi tranese; la precedente indicazione «10 settembre 1938» non è confermata. Sin dai primi mesi di arcivescovato tranese si conquistò, per la sua amabilità, la simpatia e la venerazione generale, che trovarono maggiore forza dopo l'episodio del 18 settembre 1943. Morì il 16 giugno 1947 e la sua salma fu meta di un'interminabile folla di cittadini che volevano vedere per l'ultima volta il pastore buono. Anche verso Mons. Petronelli vi furono, nel corso degli anni, pareri discordi circa il conferimento della medaglia d'argento al valor militare, che per alcuni fu proporzionale all'impegno profuso, per altri meno.

Friedrich Kurtz: l’identificazione del militare

Nato il 12 febbraio 1915 e morto il 12 marzo 1993 nella città tedesca di Annweiler, era arrivato in Puglia i primi giorni di settembre 1943, e comandava la 6ª compagnia (semoventi) del Gruppo Combattente della I Divisione Paracadutisti (RL 33). A seguito dei fatti successi a Trani il 18 settembre 1943, la sua figura rimase a lungo legata a una mancata identificazione. Dopo sessantadue anni, l'associazione "Obiettivo Trani" riuscì a risalire alla sua vera identità, grazie alle rivelazioni del soldato tedesco Heino Niehaus, suo commilitone all’epoca ancora vivente; offrendo un elemento decisivo alla ricostruzione della vicenda.

Il recupero del nome mostra quanto la conoscenza di un evento possa cambiare con il confronto fra testimonianze. Il contributo di Heino Niehaus va letto nel momento in cui fu raccolto, non come una dichiarazione sulla sua condizione attuale. Per seguire questa ricerca si può leggere anche l’incontro fra gli ex ostaggi e Niehaus.

Isabella Terrafino: l’iniziativa di una cittadina

Nata a Trani il 2 gennaio 1910 e morta il 2 ottobre 1972, Isabella Terrafino è ricordata per il coraggio dimostrato quella mattina. Nel racconto riportato, la sua richiesta d’aiuto presso la casa vescovile contribuì a spingere Petronelli a intervenire per il marito Giovanni Quatera e gli altri uomini sequestrati. La sua presenza impedisce di ridurre la vicenda al solo incontro fra le autorità.

Le ricostruzioni più antiche parlavano di cinquanta ostaggi; il conteggio dei nomi tramandati dalle lapidi ne individua cinquantaquattro. Il riferimento agli “altri quarantanove” non va quindi ripetuto come totale definitivo. La memoria di Terrafino ha anche alimentato proposte di intitolazione di spazi pubblici, fra cui quella ricordata nel testo originario a nome dell’ex sindaco Giancarlo Tamborrino: una proposta storica, non l’indicazione di un’intitolazione già avvenuta.

Leggere insieme i profili e i nomi degli ostaggi

Le biografie spiegano chi fossero i mediatori, ma non sostituiscono la storia delle persone rastrellate. L’elenco dei 54 ostaggi restituisce alla vicenda la dimensione collettiva, mentre i singoli profili consentono di approfondire responsabilità e testimonianze. Tenere insieme questi livelli evita una narrazione affidata soltanto a un eroe e conserva la complessità di una giornata decisiva per Trani.

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