Storia e documenti · Giustizia, istituzioni e città
La nascita dell'azienda elettrica
Dai lampioni a olio del 1811 all’impianto elettrico del 1893: progetti, appalti e contrasti prima della municipalizzazione tranese.
Dai lampioni a olio al petrolio
La nascita dell'Amet ha come prologo una serie d'eventi e personaggi che ne hanno caratterizzato il momento. Nel 1811, a Trani fu indetta la prima gara di appalto per fornire alla città un servizio d'illuminazione pubblica, in modo tale da assicurare ai cittadini decoro e sicurezza durante le ore notturne. Per due anni, Giuseppe Maria Monte ebbe l'incarico di accendere, all'imbrunire, i lampioni ad olio combustibile sparsi per la città e spegnerli all'alba. Nel 1864 i lampioni, pur essendo ben 65 di numero, non garantivano un'illuminazione uniforme ad una città come Trani in continua espansione. Per questa ragione, durante il Consiglio Comunale del 27 novembre 1864, l'assemblea, con Filippo Gattola Sindaco, decise di dotare Trani di un sistema d'illuminazione a gas e all'uopo fu stipulato un contratto con la Società Italiana del Gas. Purtroppo il progetto non fu mai avviato a causa di diversi intoppi burocratici e Trani nel 1872 era ancora illuminata con lampioni ad olio minerale. Nel 1873 fu approvata la conversione degli impianti per l'utilizzo del petrolio combustibile. Nel 1882 questo sistema fu migliorato, mediante l'utilizzo di "beccucci gazificatori", ottenendo risparmio sul combustibile e un aspetto estetico non inferiore a quello offerto dal sistema a gas.
I beccucci gazificatori erano brevettati da una ditta di Venezia.
I progetti elettrici e gli appalti
La fine del XIX secolo fu segnata dalle grandi scoperte scientifiche, dalla rivoluzione industriale, dall'ottimismo e dalla fiducia nel progresso. Fu l'epoca del Positivismo ed anche Trani ne fu contagiata. Nel 1887 l'ingegner Giuseppe Molinelli presentò il progetto dell'impianto d'illuminazione elettrica della città che venne subito approvato dall'Amministrazione Comunale. Dopo l'approvazione del Consiglio Comunale, il 1° novembre si stipulò il contratto nel quale l'ing. Molinelli si assumeva l'incarico di realizzare e gestire anche il servizio d'illuminazione del Teatro Comunale. Dopo un anno a Trani, non vi era ancora alcun segno di illuminazione pubblica ad energia elettrica. Nel 1889 fallì l'impresa concessionaria e l'amministrazione rescisse i contratti con l'ingegnere e indisse un bando per l'aggiudicazione dell'impianto elettrico.
Il 4 marzo del 1891 risultò vincitrice del bando la Società Garrone di Torino alla quale si chiese il versamento di una cauzione di 10.000 lire per la concessione del servizio d'illuminazione ad energia elettrica, cauzione che non fu mai versata con conseguente caduta dell'offerta Garrone. Alla fine di marzo dello stesso anno il Consiglio Comunale accolse l'offerta della ditta Barone e fratello per la gestione del sistema ad energia elettrica. Fu stipulato un contratto con numerose clausole, in primis, il luogo dove fossero sorti i fabbricati dell'Azienda. Il comune scelse Piazza Plebiscito, sede storica dell’AMET.
Il 17 settembre 1891 con atto pubblico venne consegnato ai fratelli Barone il suolo per l'erigere officina, più la planimetria della città con l'esatta ubicazione dei fanali. Il 17 settembre fu anche l'inizio del termine di decorrenza dei lavori fissato in dieci mesi per il funzionamento dell'impianto. Ma il 20 agosto del 1892 la ditta Barone chiese ed ottenne una proroga al 30 gennaio del 1893, a causa dell'opposizione di alcuni proprietari di case restii al passaggio dei fili conduttori sulle loro proprietà. Nel 1893 Trani fu la prima città della Puglia ad essere illuminata ad energia elettrica, con grande soddisfazione ed entusiasmo di tutta la cittadinanza. Ben presto l'entusiasmo lasciò spazio al malcontento per il cattivo funzionamento del sistema. Cominciarono i primi contrasti tra il comune e la ditta Barone.
Le inadempienze e la scelta municipale
La ditta fu invitata a mettersi in regola, e ad onorare le condizioni contrattuali. Tali diffide non migliorarono la situazione e dopo appena cinque anni l'impianto era in condizioni disastrose. L'amministrazione denunciò alla magistratura la ditta Barone per inadempienza contrattuale. Dopo complesse trattative, si giunse ad un accordo con il quale la ditta Barone si impegnò ad apportare le giuste modifiche al sistema. Nonostante tutto, i contrasti tra l'Amministrazione e i fratelli Barone continuarono a causa dell'inefficienza dell'impianto e per le ripetute lamentele dei cittadini tranesi. L'Amministrazione, consapevole che la situazione non era più tollerabile, decise di municipalizzare il servizio dell'illuminazione elettrica, riscattando la concessione. Il sindaco Adolfo Quercia espose il programma ed elencò i vantaggi che sarebbero scaturiti da questo importante passaggio: riduzione del costo dell'energia elettrica, la soppressione del canone fisso, possibilità ai più poveri di usufruire di un sistema a forfait, l'estensione della rete pubblica e soprattutto l'attivazione di un servizio diurno per le industrie che tanto ne avevano bisogno per il loro sviluppo. A seguito della decisione dell'amministrazione comunale, la ditta Barone, consapevole di aver perso ormai l'appalto, chiese al comune una "buona uscita" che fu valutata sulla base di un principio di equità, impostato dal Comune, sul valore delle apparecchiature che la ditta aveva investito nell'impianto.