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Il culto del Crocifisso di Colonna
Il simulacro di Colonna, le interpretazioni artistiche e le testimonianze devozionali fra processioni, richieste di pioggia e documenti notarili.
Questa testimonianza del culto del Crocifisso di Colonna conserva il linguaggio della devozione. Il prodigio del sangue e la ferita attribuita a un assalitore turco appartengono al racconto religioso; le interpretazioni artistiche e le ricostruzioni delle prime processioni sono posizioni degli autori, non accertamenti documentari.
Il simulacro e la lettura degli autori
Il culto dei tranesi verso il Crocifisso si perde nei secoli, fin dall’epoca del prodigio di sangue narrato dalla tradizione. Il Crocifisso alto 90 cm, con un’apertura di braccia di 36 cm, poggia su una croce di noce alta 150 cm e larga 85, orlata di pesante argento, come di argento sono la raggiera sul capo, sulla croce, la quale nel centro porta inciso G. V. 1891 e le famose lettere INRI. All'estremità superiore della croce, larga 8 cm, vi è una reliquia della croce di Gesù Cristo. Nell’interpretazione qui proposta, il Crocifisso, scolpito in legno, è di fattura pugliese e non di stile bizantino, come invece lo riteneva Capozzi. Il viso di stile bizantino è quasi ovoidale, mentre quello del Crocifisso di Colonna è decisamente triangolare. Anche il tipo di barba non rispecchia l'arte bizantina, la quale non ha in Trani che qualche rara scultura in pietra e nessuna in legno. Esso nel tempo venne ricoperto di un sottile strato di gesso e oggi la parte che tocca il devoto è il viso, ben proporzionato, con le palpebre quasi chiuse e la bocca aperta. Sembra che soffra ancora lo strazio della Crocifissione e quello della ferita prodotta dal Turco. La ferita è impressionante, poiché sembra prodotta non su di un viso di legno, ma su un viso umano, tanto è aperto lo squarcio sul naso. A questo Crocifisso, così straziato, il popolo tranese ha portato e porta una devozione particolare, riservandogli anche una festa cittadina, con l'intervento delle Autorità Civili e Religiose il 3 maggio di ogni anno.
Il racconto delle prime processioni
Nella cronologia adottata da questa tradizione, prima del 1480, probabilmente, quel Crocifisso doveva essere uno dei tanti che, come in tutte le Chiese cattoliche, era esposto alla venerazione dei fedeli. Solo dopo questa epoca è da pensare che, avendolo trovato in mare, sporco di sangue, e avendo diffuso la notizia in città, senza alcuna organizzazione, si fece una processione di penitenza, per riparare il sacrilegio. Ciò fu possibile, perché, ormai, i Turchi si erano allontanati e la città non correva più alcun pericolo. Non è da pensare, però, che il Crocifisso fu immediatamente portato nella Chiesa di Colonna, la quale era stata saccheggiata e rovinata insieme al Convento e, quindi, non si prestava ad accogliere un Crocifisso, che aveva testimoniato la realtà della sua divinità ed umanità, con l'emissione di sangue dalla ferita. Fu dopo aver fatto le necessarie riparazioni che il popolo con le Autorità religiose accompagnarono solennemente il Crocifisso nella sua dimora abituale e iniziò, così, il culto. Probabilmente fu quella la prima processione, in onore del Crocifisso di Colonna, tramandata, poi, nei secoli.
Quando il Crocifisso fece ritorno nella Chiesa, posta sull'isoletta di Colonna, gli fu riservato qualche angolo della stessa, per permettere al popolo di manifestargli una devozione particolare e farvi ricorso nel bisogno. E solo in epoca posteriore si costruì l'altare privilegiato, alla destra di chi entra in Chiesa. È da notare che la Chiesa di Santa Maria di Colonna conservò il titolo originario, anche durante la presenza del Crocifisso, sul quale Iddio aveva voluto operare lo strepitoso miracolo.
La devozione e i Francescani
La navata di destra, dedicata al Crocifisso, è descritta come più ampia di quella centrale: gli autori ne deducono che i Frati Francescani impegnarono quella navata, per permettere alla popolazione di affollare la Chiesa, durante le sacre funzioni. Il culto al Crocifisso di Colonna, sorto spontaneamente, in seguito all'evento prodigioso, continuò, mediante l'opera dei Frati Francescani, la cui spiritualità è incentrata in Gesù Crocifisso, secondo l'insegnamento del Serafico Padre di Assisi. La stessa notizia fu confermata, in seguito, da P. Bonaventura da Fasano, allorché, a proposito del culto dei Tranesi verso il Crocifisso, scrisse:
Ubi in ferijs VI, et praecipuè mensis Martij, magnus est populorum concursus.
Gli autori ritengono che i Francescani dell'Osservanza di Colonna associarono la pia devozione della Via Crucis, a quella specifica del Crocifisso prodigioso di Colonna, richiamando molto popolo, proprio per la grande devozione, verso quel trofeo di gloria.
Le intercessioni e i problemi delle date
Il secolo XVII fu il secolo in cui si divulgò ampiamente il culto al Santissimo Crocifisso, anche con lasciti alla Chiesa, avente l'obbligo di celebrazioni di Sante Messe perpetue, in suffragio dei donanti. A questo contesto viene accostata una richiesta d’intercessione a favore della cittadinanza, riportata dal notaio Gian Vincenzo Mastronicola di Trani e datata nella trascrizione «7 maggio 1860». Il 1860 appartiene però al XIX secolo, non al XVII: la discordanza impedisce di collocare con sicurezza l’atto finché non sia verificato il documento. Nella Scheda 157, scrisse che il Primicerio D. Domenico Mascese, con il Capitolo, gli Ordini Religiosi e una moltitudine di popolo, chiesero al Vicario del Convento di S. Maria di Colonna, Frate lacobo di Bisceglie, di portare in processione, con «[lettura incerta], lacrimis et [lettura incerta]», il Crocifisso, per ottenere la pioggia. La formula latina è trasmessa in modo corrotto: le parole non ricostruibili sono segnalate senza emendarle per congettura.
Altra volta, che il popolo si rivolse al Suo potente Intermediario, fu il 24 dicembre del 1690, quando «[inizio di lettura incerta] in temporalis etiam calamitatis fuisse processionaliter etiam... dicti populi... deuotione, lacrimis et [lettura incerta] R. do Clero et Capitulo asportatam a Ecclesia Nostri Conuentus S. te Marie Columne» chiese di portare la SS. ma Immagine del Crocifisso nella Cattedrale e riporlo sull'altare di S. Nicola Pellegrino, Protettore di Trani, per consentire al popolo di pregarlo.
L'atto di consegna del Crocifisso fu redatto dal Notaio Mastronicola e sottoscritto dal Frate «[nome trascritto lacintus Piacentia; lettura da verificare] [abbreviazione incerta] procurator Nostri Conuentus S. Marie Columne [abbreviazione incerta] moenia huius ciuit. tis ordinis [finale di lettura incerta]» e dal Canonico «D. Hjeronimo San-doli, Archidiaconus», a nome del Capitolo Metropolitano. Anche nei secoli successivi si continuò a ricorrere al miracoloso Crocifisso di Colonna, ogni qualvolta se ne presentava la necessità.
Le parole di Losito
Il significato devozionale di questo continuo accorrere al Crocifisso è espresso nelle parole attribuite a Losito; il raccordo che le precede è lacunoso:
Ma qual' è il significato di questo miracolo del Signore? Esso ci dice che se il SS. Crocifisso ha dato sangue per noi, è segno che Gesù ama i Tranesi e Lui ci darà conforto e salute.
Riferimento bibliografico
F. Spaccucci, G. Curci, Il Monastero di Colonna in Trani nella storia e nella tradizione, Laurenziana, Napoli, 1980.
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