Documento e ricerca · Trani e il mare
Aprimento del mare
Qui aveva termine la Salaria ed iniziava la Via Romulea che congiunge la Via Egnathia con la Via Appia conducente ad Aquilonia e Venosa.
Le vie dei pellegrini verso i porti pugliesi
Quello che segue è un itinerario storico ricostruttivo, non un percorso contemporaneo segnalato: l’identificazione di alcune tappe e dei collegamenti medievali resta discussa.
Per chi si recava in Puglia per imbarcarsi da uno dei suoi Porti verso la Palestina, il punto di raduno era costituito da Benevento ove, partendo dalla Porta Aurea, si attraversava il Ponte Valentino e ci s’inoltrava nel territorio di Paduli girando verso Montemalo, attraverso Ponte Ladrone, sino a raggiungere da Ponte del Diavolo, Equo Tutico. Aequum Tuticum fu un nodo viario al quale si collegano, in epoche diverse, l’Aemilia, la Traiana e l’Herculia. L’identificazione qui tramandata di un termine della Salaria e di una Via Romulea tra Egnathia e Appia, verso Aquilonia e Venosa, non va considerata accertata.
Da Aequum Tuticum, lungo il dorsale delle montagne dell’Arianese, si raggiungeva attraverso la Via Greci-Faeto, la contrada Tres Portulae che segnava il confine tra la Puglia, l’Irpinia e la Campania e di qui, per una strada abbastanza larga e comoda si giungeva ad Aecas, vicino Troia e subito dopo a Herdonia. Da questo punto si poteva seguire l’itinerario Hierosolymitano passando per Canosa e, superato il Ponte Romano, dirigersi verso Andria, donde seguendo il tracciato del fiume Alvedium si arrivava a Trani, dove si entrava in città attraverso la Porta Vetere; in alternativa si seguiva la Via Sacra Longobardorum, raggiungendo Monte Sant’Angelo, Siponto, Sancta Maria de Salis, e proseguendo lungo la costa, Trani.
L’Aprimento e la Clausura del mare
Secondo la tradizione dell’Aprimento del Mare, per i Cavalieri del Tempio che s’imbarcavano a Trani il viaggio iniziava da Benevento nei primi giorni di marzo, per giungere a Trani il tredici dello stesso mese, quando era aperta la “mazza” (porta) del porto. L’apertura della “mazza”, di cui si conserva ricordo sul muro posteriore della chiesa di Santa Teresa, dava luogo all’Aprimento del Mare, che era fatto con una solenne cerimonia dall’Arcivescovo, che per l’occasione indossava il pallio, e dal clero in pompa magna, con la benedizione delle acque, delle barche e degli uomini di mare, con grande concorso di popolo e la partecipazione della Curia del Mare, dei pellegrini, da più giorni già presenti in città, e dei cavalieri crociati.
Alla stessa tradizione appartiene la stagione di navigazione dal 13 marzo all’11 novembre, quando era proclamata la Clausura del mare. Non si tratta di un calendario attuale né di una garanzia meteorologica; non è qui documentato un divieto generale valido in ogni epoca e per ogni nave. Fra le città rivierasche della Puglia, Trani era uno dei porti d’imbarco preferito per i pellegrini ed i crociati che si recavano in Terra Santa, per il riparo offerto dal porto e per il favore attribuito alla brezza notturna verso est, tanto che la locuzione “ vento di Trani” divenne, nel Golfo Adriatico, d’uso comune, per indicare un vento favorevole.
La navigazione, per chi partiva dalla marina di Trani, ma anche di Barletta, era agevolata dal Castrum posto a Sancta Maria de Monctis, al quale viene attribuita una visibilità superiore a cinquanta miglia marine sulla rotta dell’Epiro: una distanza da non utilizzare come dato nautico verificato.
Chiese, ospitali e ordini religiosi
Gli imbarchi vengono collegati da Sancta Maria Salinis o Barolo, dove i Templari avevano la chiesa di Sancta Maria de Magda, un Ospitale per i Pellegrini e il Templum Domini, e da Trani, ove nella zona della Conca, nei pressi delle terre di Alexii Grifonis, appena fuori le Mura, vengono loro attribuiti un Ospitale e l’Omnium Sanctorum Ecclesia. L’effettiva appartenenza templare di Ognissanti resta però discussa.
Secondo la convenzione datata 1169 qui ricordata, da identificare nella sua tradizione documentaria, i Templari prima di partire per Gerusalemme giuravano all’Arcivescovo Bertrando di Trani, di osservare i Canoni della Chiesa, di difendere i pellegrini e la Città Santa con la propria vita; il giuramento era prestato sulla base di una convenzione sottoscritta nel 1169 tra il Capitolo Generale dei Templari in Gerusalemme, rappresentato da frate Riccardo, frate Raniero e l’Arcivescovo Bertrando e il clero di Trani e Barletta, intorno alla concessione fatta allo stesso Ordine della Chiesa di Santa Maria de Magda in Barletta e la formula del giuramento che dovevano prestare i Cavalieri in partenza per la Terra Santa.
Oltre ai Templari, sulle coste pugliesi operarono ordini con funzioni diverse: i Trinitari, dediti al riscatto dei prigionieri cristiani; l’Ordine di San Lazzaro, cui si attribuiscono possedimenti a Barletta dal 1163 con chiesa, convento e ospedale; gli Ospitalieri, con un priorato barlettano; i Teutonici, che vi ebbero una sede importante. Il gran maestro Hermann von Salza, ricordato anche come Ermanno Salsa di Longesansa, morì a Salerno nel 1239, non a Barletta nel 1246: a Barletta è legata la sua sepoltura.
Altre denominazioni e date richiedono particolare cautela. Sono tramandate le attribuzioni dei Santi Cosma e Damiano al 1024, di San Gedeone a Federico Barbarossa nel 1190, di San Benedetto d’Aviz ad Alfonso Enrico nel 1162 e di San Giacomo della Spada al 1175: non costituiscono, senza i rispettivi documenti, una cronologia accertata né una prova della presenza di tutti questi ordini nei porti pugliesi. Anche la fondazione del Santo Sepolcro da parte di Enrico II d’Inghilterra nel 1179 non trova conferma nella storia istituzionale dell’Ordine, che richiama le origini crociate del 1099 e il riordinamento del 1847. Completano l’elenco Calatrava, associata alla data del 1158, Castiglia, Alcantara, Mercede e Cristo: istituzioni differenti, da non assimilare in un unico sistema di imbarchi.
(V. T.)