Documento e ricerca · Dalle origini al Medioevo
Sant’Eutichio e il ruolo episcopale della Chiesa tranese
La Chiesa tranese delle origini e il ruolo di sant’Eutichio nella vita episcopale e conciliare del suo tempo.
Un ritratto storico-devozionale di sant’Eutichio. I racconti delle consacrazioni del 493 appartengono alla tradizione agiografica; la ricostruzione dell’Arcidiocesi considera certa la sua partecipazione ai concili del 501 e 502.
Le origini della sede tranese
“Dopo l’evento del supplizio di San Magno, “sub Decio et Valeriano persecutoribus sub anno Xristi CCLI.....”(cfr. “Acta Martyrii S. Magni”), poco sappiamo sugli immediati successori dei Vescovi S. Redento e S. Magno nella nascente Chiesa Tranese, a rilevante connotazione “apostolica”.
La carenza delle fonti in merito può addebitarsi all’eventuale perdita di documenti, avvenuta per accadimenti vari, o ad una probabile “vacuitas” dei titolari dell’importante cattedra, forse riservata a Vescovi di altre Diocesi, in tempi nei quali la formazione ed il consolidamento delle diverse “ecclesiae” territoriali imponevano scelte ponderate.
In ispecie, nella solatia Puglia, terra confinante, per via di mare, con l’Oriente e, pertanto, aperta ed attenta, come fu tipico di Trani attraverso i secoli, alle mediazioni sulle argomentazioni teologiche di Bisanzio.
Occorre aspettare il 5° secolo d. C. per recepire notizie, storicamente fondate, su un altro degno archimandrita tranese, Sant’Eutichio, di cui, tuttavia, non molto conosciamo della vita, se non per testimonianze indirette.
La tradizione delle consacrazioni
Sappiamo, ad es., che nel 493 egli era sul maestoso promontorio del Gargano, in occasione della cerimonia dedicatoria sul monte Drion (ove sorge il noto Santuario) della Grotta della Apparizione all’Arcangelo Michele, “guerriero” ed “araldo” di Dio, rivelatosi, come narra la tradizione, nel 490, nel 492 e nel 493. Con il Vescovo tranese erano presenti i suoi omologhi di Siponto (Lorenzo), di Salpi (Palladio), di Ruvo (Giovanni), di Venosa (Eustorio), e altri.
Fu, infatti, in quell’anno che il Papa Gelasio I (sul soglio dal 492 al 496, strenuo difensore della fede ortodossa e noto per aver istituito la Processione della Candelora, fissandola al 2 febbraio) dispose la consacrazione della Grotta al “Primus de Archangelis”, simbolo di comunione cristiana ed integrità della fede tra le Chiese dell’Oriente e dell’Occidente.
All’appuntamento sul Sacro Monte non poteva mancare Sant’Eutichio, il quale, al pari di Papa Gelasio I, era Persona dotta e di grande cultura teologica, aperto ad ogni “teofania”, anche indiretta per mezzo degli Angeli celesti.
Sulla presenza del Vescovo di Trani sul promontorio dell’Arcangelo concordano, in netta maggioranza, diverse fonti, tra le quali, come ricordano gli studiosi Felice Spaccucci e Giuseppe Curci (cfr. “Storia dell’Arcidiocesi di Trani”, ed. Laurenziana, Napoli, 1991, p. 28), la “Vita Metrica di S. Lorenzo, la “Leggenda di S. Riccardo” e, perfino, la severa “Istoria civile del Regno di Napoli” (1723) dello storico Pietro Giannone.
Sant’Eutichio fu, inoltre, presente, sempre nel 493, alla Consacrazione della Chiesa di S. Andrea in “Bardulos” (Barletta), come scrive Ferdinando Ughelli (1594-1670), il noto Abate dei Cistercensi, in quella preziosa e monumentale “Historia” (ben 9 volumi) delle Diocesi italiane, edita tra il 1642 ed il 1662.
Anche in quell’occasione Sant’Eutichio, con cui la Cattedra vescovile di Trani consolida la sua identità e certezza, era in buona compagnia: tra gli altri, anche S. Sabino, Episcopo di quella “Canusium” che, con “Turenum”, risultava un sito di notevole importanza nelle carte geografiche e negli itinerari della Puglia tardo-antica.
Eutichio e i concili romani
Eutichio svolse con la Chiesa tranese un ruolo di primo piano anche a livello conciliare, poiché il Santo Vescovo fu presente ad alcune adunanze generali dei Prelati in Roma, tra il 499 ed il 502. Alcuni Episcopi pugliesi avevano già preso parte, “praeterito tempore”, ai Concili della giovane Chiesa: ricordiamo, “breviter”, per la loro essenzialità nello sviluppo della teologia cristiana, quelli di Arles (Gallia, attuale Francia) nel 314, di Nicea (Bitinia, Asia Minore) nel 325, di Sòfia (Bulgaria) nel 343. Tra i partecipanti, i Vescovi Pardo di Salapia (territorio di Trinitapoli), Marco (forse di Brindisi) e Stercorio di Canosa.
E, ancora, facciamo memoria della riunione conciliare (Roma) del 465, i cui “Acta” furono sottoscritti da ben 4 Vescovi pugliesi, tra i quali due “interfuerunt consiliis” con le loro “orationes” e proclamarono piena fedeltà alla tradizione ecclesiastica (Palladio di Salapia e Probo di Canosa).
I Concili successivi di Roma, ai quali intervenne il nostro Sant’Eutichio, ebbero, tuttavia, una particolare importanza per la storia della nostra “Civitas”, poiché attestarono, “primum et in perpetuum”, l’avvenuta costituzione di 2 Diocesi rurali in Puglia, guidate da Corepiscopi (Vescovi ausiliari): intendiamo riferirci a quelle di “Carmeianum” (insediamento tra Troia e Lucera) e di “Turenum” (Trani).
Al tempo di Sant’Eutichio, dunque, la testimonianza di Cristo, il Buon Pastore che guida con vigile sollecitudine il Suo gregge e lo difende dagli assalti dei lupi, si era diffusa con una consistente ramificazione territoriale nel contesto socio-agricolo dell’antica “Turenum”.
La presenza di Eutichio, pertanto, fu legata, in felice sincronismo, alla fioritura del Cristianesimo rurale: nell’ambito della Diocesi di Canosa, il primitivo “vicus” di Trani divenne, in breve tempo, Sede episcopale, poiché la Comunità locale avvertì la necessità di strutturarsi in organizzazione autonoma, con tanto di gerarchia, onde provvedere allo svolgimento delle funzioni liturgiche e all’amministrazione dei Sacramenti. Scrivono A. Massafra e B. Salvemini (cfr. “Storia della Puglia”, ed. Laterza, Bari, 1999, p. 18): “In una trentina di centri attivi in Puglia durante l’epoca imperiale..... tredici divennero sede di diocesi entro il IV o ai primi del V secolo; a queste vanno aggiunti i due “vici” di “Carmeianum” e “Turenum”, che divennero sedi vescovili verso la fine del V secolo”.
Dalla partecipazione di Sant’Eutichio ai Concili romani del 499-502 deriva, di fatto, una certezza per la nuova realtà episcopale di Trani: questa è autentica storia, poiché il Vescovo sottoscrisse i Decreti delle varie adunanze, indette nell’Urbe dal re Teodorico, di etnia gotica, per sedare i contrasti sorti in merito all’elezione del Pontefice Simmaco (498-514), cui si era contrapposto l’antipapa Lorenzo, di inclinazione filobizantine.
Nelle assemblee conciliari furono prese importanti decisioni per la moralizzazione e la dignità della Chiesa, per l’obbedienza assoluta al Pontefice, per la designazione dei successori di Pietro, “..... per sopprimere i maneggi dei vescovi, gli scandali e i tumulti popolari”(come lo stesso Simmaco, poi Santo, disse, rivolgendosi, il I° marzo 499 in S. Pietro, ai 72 Vescovi convocati).
Tra quei Vescovi ben sette provenivano dalla Puglia: Marziano di “Aecae” (Troia), Memore di Canosa (502), Probo di “Carmeianum” (in area foggiana), Rufenzio di Egnazia, Rufino di Canosa (499), Saturnino di “Herdonia” (Ordona) e, per l’appunto, Eutichio di “Turenum” (Trani).
Tra l’altro, occorre ricordare che la partecipazione conciliare di Sant’Eutichio fu ben vista e gradita in Roma: noto nell’Urbe (“fama volat”, secondo l’ottimo Virgilio in “Aeneidos”, v. 121 del libro 3°) come “Episcopus spectatae integritatis”, egli aveva, di fatto, tutte le virtù per assurgere alla dignità di “Defensor fidei” e di fiero avversario di ogni prevaricazione ed immoralità.
Il ritratto spirituale e il culto
Dotto ed eloquente per un “vicus” che si avviava a divenire “civitas”, semplice ed “alla mano” con tutti, energico laddove la Diocesi avesse bisogno di sostegno, Sant’Eutichio riassumeva in sé le qualità ideali per l’Episcopato, come aveva decretato il 4° Concilio di Cartagine (Africa settentrionale): “... Qui episcopus ordinandus est, antea examinetur si natura sit prudens, si docibilis, si moribus temperatus, si vita castus, si sobrius... si humilis, si affabilis, si misericors... si in lege Domini instructus, si in Scripturarum sensibus cautus, si in dogmatibus ecclesisticis exercitatus, et ante omnia si fidei documenta verbis simplicibus asserat” (cfr. Cesare Cantù, “Storia Universale”, Torino, 1862, ed. U. T. E., Tomo II, p. 567).
E quelle qualità santificarono la sua esistenza e lo resero meritevole di salire ai fastigi della Comunione del Cielo (s’ignora l’anno del suo ingresso nella Gerusalemme divina). Il suo nome (dal latino “Eutychius” e dal greco “Eutuchés, Fortunato) sembrava essergli stato assegnato dal destino a riprova della gioia e della fortuna che fu riservata a Trani, con cotanto Santo Vescovo.
E la Diocesi di “Turenum” seppe apprezzare gli ubertosi doni spirituali del suo Santo Eutichio, eternandolo, anche in antichi dipinti ed esprimendogli piena venerazione, “coram populo”, insieme agli altri Compatroni San Redento, San Magno e San Leucio. E, dal mistico Oriente, alcuni secoli dopo, sarebbe venuto un altro campione della Misericordia divina, San Nicola il Pellegrino, quasi a suggellare un antico patto tra la “Gerusalemme di Puglia” e la “Gerusalemme celeste”...
Fortunata te, o Trani, poiché serbi le illustri memorie di Santi uomini del gregge di Dio: essi ti resero nel passato grande, bella e fiera di specchiarti, con giusto orgoglio e fede profonda (ahimé, oggi sopita) in quel pelago d’Adria, di cui i flutti diffusero lieta la novella d’insigni vite per tutti i lidi del Mediterraneo mar!”