Storia e documenti · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete
Bitonto
Dall’ambone della cattedrale alle collezioni d’arte, una lettura di Bitonto distingue le testimonianze medievali dalle interpretazioni della sua memoria sveva.
Bitonto è una città dell’olio, ma il suo centro storico invita a seguire anche le tracce della viabilità romana, del potere medievale e del collezionismo. Il legame leggendario con Sparta appartiene ai racconti sulle origini; il nome romano Butuntum e la posizione lungo la via Traiana rimandano invece alla storia antica del centro.
Una città fra lama e vie di comunicazione
Le prime frequentazioni del territorio precedono di millenni la città medievale e sono collegate al solco carsico del Tiflis. La lama non è soltanto uno sfondo naturale: aiuta a comprendere il rapporto fra insediamento, acqua e percorsi. Nel Medioevo Bitonto attraversò la fase del dominio normanno degli Altavilla e acquistò rilievo sotto Ruggero II, Guglielmo I e Guglielmo II.
La memoria cittadina attribuisce una parte importante di questo sviluppo a Maggiore, bitontino divenuto regio giustiziere dopo la conquista e il saccheggio di Bari del 1156. Il successivo rapporto con gli Svevi non fu privo di conflitti: alla città schierata con il papa si collegano la conquista di Federico II nel 1229, al ritorno dalla crociata, e quella di Corrado IV nel 1252. Il titolo di civitas specialis e il ruolo nella raccolta di collette e tributi esprimono anche una funzione amministrativa, non soltanto un rapporto di favore personale con l’imperatore.
La cattedrale e le figure dell’ambone
La cattedrale di Santa Maria Assunta e San Valentino fu costruita fra XII e XIII secolo su precedenti luoghi di culto paleocristiani e altomedievali. Il riferimento architettonico alla basilica di San Nicola di Bari la inserisce nella grande stagione del romanico pugliese. La cronologia impedisce di presentare l’intero edificio come una fondazione voluta da Federico II.
All’interno, l’ambone firmato da Nicola e datato 1229 costituisce un punto essenziale della visita. Nella decorazione compaiono quattro personaggi, uno seduto e tre in piedi, insieme a un uccello interpretato come un’aquila. Una lettura tradizionale vi riconosce Federico Barbarossa che trasmette lo scettro a Enrico VI, seguito da Federico II e Corrado: una rappresentazione della continuità dinastica sveva. L’identificazione non è però una didascalia contemporanea alle figure e va distinta dall’osservazione materiale del rilievo.
Conviene guardare dapprima posture, gesti e rapporti fra le figure, e solo dopo confrontarli con questa interpretazione. Il legame federiciano della cattedrale risulta così più interessante di una generica attribuzione dell’intero monumento all’imperatore.
Un percorso fra torri, palazzi e musei
- Il Torrione Angioino introduce la storia difensiva della città e la sua successiva destinazione a spazi espositivi d’arte contemporanea.
- Palazzo Rogadeo e le raccolte civiche richiamano la conservazione della memoria locale; sedi, allestimenti e accessi vanno verificati prima della visita.
- Il Museo archeologico De Palo Ungaro permette di approfondire le comunità antiche del territorio.
- La Galleria nazionale della Puglia Girolamo e Rosaria Devanna ha sede nel palazzo Sylos Calò, rinnovato nel Cinquecento, e presenta opere dal XVI al XX secolo: è un percorso distinto da quello archeologico.
Per completare la lettura del paesaggio, la produzione olearia può essere approfondita attraverso l’olio DOP Terra di Bari. Non occorre attribuire ogni palazzo o tradizione alla sola età sveva: il valore di Bitonto sta proprio nella compresenza di epoche diverse.