Documento e ricerca · Personaggi di Trani

Benedetto Ronchi, il ricordo di Mario Schiralli

La testimonianza di Mario Schiralli sullo studioso, sulla Biblioteca Bovio e sulla trasmissione di un metodo di ricerca dedicato a Trani.

mario schiralli
Questo testo approfondisceBenedetto Ronchi

Il ricordo di Mario Schiralli presenta Benedetto Ronchi attraverso il lavoro condiviso, l’amicizia e la cura delle fonti. Scritto nel ventennale della morte dello studioso, avvenuta il 19 maggio 1990, il testo conserva la voce personale del suo autore. Le espressioni “venti anni fa” e “ancora oggi” appartengono quindi al momento della testimonianza, non alla data di questa lettura.

Un ricordo dall’interno della Biblioteca Bovio

Schiralli racconta quattordici anni di lavoro accanto a Ronchi, prima di succedergli alla guida della Biblioteca Giovanni Bovio. Il ritratto lega l’attività della biblioteca a quella del Museo Diocesano e mostra come la conoscenza della città sia passata anche attraverso relazioni di studio quotidiane, appunti e collaborazioni editoriali.

La testimonianza di Mario Schiralli

Venti anni fa, il 19 maggio 1990, un male crudele e inesorabile sottrasse alla sua famiglia e al mondo della cultura tranese il Dott. Benedetto Ronchi, Direttore della Biblioteca "Giovanni Bovio" prima e del Museo Diocesano, poi. A vent'anni di distanza il suo ricordo è ancora vivo in me che ho avuto il privilegio non solo di condividere con lui quattordici anni di lavoro, prima di succedergli alla guida della "Bovio", ma di acquisire, grazie ai suoi insegnamenti, la passione per gli studi trasmessami attraverso il suo sapere sul patrimonio artistico-storico-culturale della sua Trani, frutto di anni di studio condotti con scrupolosa meticolosità.

Benedetto Ronchi è stato un Amico ed un Maestro. Da lui ho imparato anche e soprattutto a nutrire il massimo rispetto verso gli studiosi, verso coloro che, come lui, non si sono mai fermati alla prima citazione. L'esperienza per me più gratificante, a parte quella di lavorare a fianco del Dott. Ronchi (per me è stato e sarà sempre il "dottor Ronchi", per quel senso di deferente rispetto che gli ho sempre portato in vita, affascinato dalla sua cultura e grandezza d'animo, e che conservo integri nel suo ricordo, nonostante più volte mi abbia invitato ad abbattere la barriera del titolo in virtù della reciproca, sincera amicizia che mi legava a lui e alla sua adorata famiglia) e di aver condiviso con lui la gioia per le sue pubblicazioni, è stata quella di poter redigere con lui il volume "Ottant'anni di storia dell'Amet". Oltre al grande privilegio di poter apporre la mia firma accanto alla sua, ho potuto dimostrargli, con non celato orgoglio, ricevendo in cambio il suo plauso, di aver saputo fare tesoro dei suoi preziosi insegnamenti.

Qualche mese prima di essere strappato all'affetto dei suoi cari e al mondo della cultura tranese, del quale ancora oggi costituisce un preciso punto di riferimento, Benedetto Ronchi aveva maturato il proposito di compendiare tutto il suo sapere sul patrimonio artistico-storico-culturale in una "Guida di Trani". I suoi appunti, una decina di cartelle in tutto, scritte a mano di getto, così come era sua abitudine, ma con consolidata precisione, senza mai una cancellatura, mi furono affidati, dopo la sua scomparsa, da suo figlio Franco, amico fraterno, affinché completassi il lavoro di suo padre.

Feci tesoro di quelle carte che trascrissi integralmente nelle pagine iniziali di una mia pubblicazione, insieme a due brevi suoi contributi sull'Accademia dei Pellegrini e sulle tradizioni giudiziarie di Trani. Non mi stancherò mai di ringraziare Franco e sua sorella Annamaria per la loro attestazione di stima nei miei confronti anche perché il lavoro portato a termine da me ha inteso rendere omaggio a Benedetto Ronchi, l'illustre studioso e Maestro, che da par suo, ha saputo restituire a Trani quella dignità conferitale dalla storia e dall'arte, meritandosi a pieno titolo un posto tra i Grandi di sempre di questa città.

Gli appunti, i libri e l’eredità dello studioso

Il centro del ricordo è un metodo: non fermarsi alla prima citazione, confrontare le testimonianze e restituire il patrimonio di Trani a chi lo studia e lo visita. Il volume Ottant’anni di storia dell’Amet, scritto insieme, offre un esempio di questa collaborazione applicata alla storia di un servizio cittadino, non soltanto ai monumenti più celebri.

La vicenda degli appunti per una Guida di Trani mostra poi come un lavoro possa proseguire oltre la vita di chi l’ha iniziato. Le carte affidate dal figlio Franco a Schiralli furono trascritte e affiancate a contributi sull’Accademia dei Pellegrini e sulle tradizioni giudiziarie. È una testimonianza concreta della trasmissione degli studi: documenti familiari, fiducia personale e pubblicazione concorrono alla conservazione della memoria.

Per seguire due dei luoghi e dei temi evocati nel ricordo, si possono consultare il Museo Diocesano e la storia dell’AMET. Sono collegamenti che riportano le parole di Schiralli agli istituti e alle vicende della città, senza trasformare il ricordo personale in una biografia impersonale.

Bibliografia e crediti

Autore della testimonianza nel ventennale della morte di Benedetto Ronchi; introduzione e raccordi redazionali distinti dal testo citato.

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