Documento e ricerca · Dalle origini al Medioevo
Stemma, gonfalone e Medaglia d’argento di Trani
La blasonatura del 2000, le interpretazioni del motto e il drappo cittadino accompagnano la memoria dei soccorsi dopo il bombardamento del 1943.
Il drago alato e la torre rendono riconoscibile lo stemma di Trani. La descrizione araldica concessa dal presidente Carlo Azeglio Ciampi con decreto dell’8 settembre 2000 fissa colori, posizione delle figure e ornamenti, dopo le diverse blasonature utilizzate nel tempo. Il gonfalone riprende questo emblema sul drappo cerimoniale della città. Alla storia dei simboli si affianca la Medaglia d’argento al merito civile conferita l’8 maggio 1998 per il comportamento della popolazione dopo il bombardamento del 27 aprile 1943.
I particolari dell’emblema
Sul campo azzurro dello scudo si dispone un drago verde ad ali aperte, con zampe d’oro e coda attorcigliata terminante in un dardo rivolto all’insù. Sul dorso il drago sostiene una torre d’argento, murata di nero, con quattro merli alla ghibellina. La zampa sinistra poggia sulla collina verde posta alla base; la destra, distesa orizzontalmente, afferra testa e collo di toro d’argento, visti di tre quarti.
Sotto lo scudo un nastro azzurro, bifido e svolazzante, reca in lettere maiuscole nere Fortis ferox fertilis. Completano l’insieme gli ornamenti esteriori della città. La blasonatura, cioè la descrizione dell’emblema, ne precisa colori, pose e attributi: serve a mantenerlo riconoscibile anche quando cambiano materiale, dimensioni e tecnica di esecuzione. Va distinta dalle spiegazioni simboliche che lo accompagnano.
La lettura civica del motto
- Fortis
- Richiama la forza, collegata alla torre e alle fortificazioni, alla civiltà raggiunta, all’operosità, all’autonomia e ai diritti politici e storici rivendicati dalla città.
- Ferox
- Richiama la fierezza, accostata al drago come custode mitico del territorio e deterrente contro gli invasori.
- Fertilis
- Richiama la fertilità delle terre coltivate e abitate dell’agro, con i suoi piccoli insediamenti, ma anche la ricchezza dei commerci, soprattutto marittimi.
Queste associazioni illustrano una lettura del linguaggio civico, non prove di singoli eventi antichi. Il rapporto fra il porto e la ricchezza cittadina ha una propria storia economica; il motto lo riassume in un’immagine ideale. Le tradizioni sul nome e sullo stemma mostrano come questa autorappresentazione si intrecci con il racconto delle origini.
Il drappo delle cerimonie
Il gonfalone è bianco con bordatura azzurra, ricami d’oro e stemma centrale accompagnato dalla denominazione dorata della città. Sono dorati anche cordoni e parti metalliche. L’asta verticale è rivestita di velluto nei colori alternati del drappo e ornata da bullette dorate disposte a spirale; lo stemma è rappresentato nella freccia e il nome inciso sul gambo. La cravatta reca nastri dei colori nazionali fregiati d’oro.
La Medaglia d’argento al merito civile
Conferita dal presidente della Repubblica l’8 maggio 1998, la medaglia ricorda la solidarietà della popolazione dopo il bombardamento del 27 aprile 1943. La motivazione è:
La motivazione della Medaglia d’argento al merito civile ricorda il soccorso ai superstiti e la ricostruzione dopo il bombardamento aereo del 1943: il testo integrale e il racconto di quei giorni sono nella pagina Quel 27 aprile del 1943.
27 aprile 1943 – Trani
Il riconoscimento riguarda un’azione collettiva: soccorrere i superstiti, rimuovere le macerie e ricostruire. Al linguaggio della forza araldica si affianca così una memoria della responsabilità verso gli altri, legata a persone e circostanze precise. Il comportamento della popolazione dopo il bombardamento di aprile va distinto dalle vicende degli ostaggi del settembre 1943 e dalle decorazioni individuali attribuite ai loro mediatori.