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Margherita di Savoia

La città del sale tra laguna di Salpi, lavoro nelle vasche, avifauna, memoria industriale e storia delle acque termali.

Le saline di Margherita di Savoia

La storia del territorio di Margherita di Savoia è legata all'antica laguna di Salpi, alla città dauna di Salapia e alla produzione del sale. I salinari si trasferirono a Barletta nel Medioevo, in un contesto di insicurezza e insalubrità della palude; i discendenti tornarono progressivamente sul litorale verso la fine del Seicento, formando il nucleo delle Saline di Barletta. L'autonomia municipale fu riconosciuta nel 1813; il nome Margherita di Savoia fu adottato nel 1879 in onore della regina.

L'economia locale unisce turismo, terme, produzione del sale, agricoltura e pesca. La riserva naturale è uno dei principali elementi d'interesse del territorio. Le Saline sono attualmente dichiarate Riserva Naturale dello Stato (D. M. 10.10.1977) e dunque zona umida di valore internazionale (D. M. 30.05.1979) in conformità della Convenzione di Ramsar (Iran 1971), in virtù della ragguardevole importanza faunistica raggiunta.

Le saline di Margherita sono ad oggi le più grandi d'Italia, ospitando un ingente numero di specie di volatili, anche grazie alla tutela della riserva, oggi affidata ai Carabinieri per la biodiversità. Gli uccelli sono spesso in quantità straordinarie soprattutto nel periodo invernale o durante le migrazioni, quando grandi stormi di uccelli si dislocano dalle aree di nidificazione balcaniche e del nordeuropee per svernare nelle terre africane o del sud Europa.

La zona salinara costituisce un habitat importante in particolare per lo svernamento ed il riposo dei limicoli (uccelli minuti che si spostano laddove l’acqua è poco profonda alla ricerca di piccole prede quali vermi, larve e molluschi) fra i quali annoveriamo l’Avocetta, il Gambecchio, il Piovanello pancianera che in casi particolari supera i 10.000 individui, il Chiurlo; nelle testimonianze storiche compare anche il chiurlottello, dichiarato estinto nel 2025. Di spicco tra gli anatidi, è la presenza di un uccello dal becco rosso, la rara Volpoca (chiamata così per l’attitudine a nidificare nelle cavità scavate nel suolo da conigli e volpi). Presente anche il Fischione, ricordato anche nelle segnalazioni storiche di bracconaggio. Ai volatili già citati si annoverano anche la presenza nel periodo invernale di Aironi bianchi maggiori, Spatole, Gru, e gruppi minuti di Oche che tempo fa ricoprivano a migliaia le terre incolte ai lati della riserva.

Elenchiamo inoltre tra gli uccelli nidificanti l’Avocetta, il Cavaliere d’Italia, il Fraticello, il Fratino, la Pernice di mare, la Sterna zampenere, il Gabbiano corallino, il Gabbiano roseo. Più degli altri troviamo l’ormai famosissimo Fenicottero rosa che ha formato una rilevante popolazione nella salina. La consistenza della popolazione varia con le stagioni, come documentano i censimenti.

La salina e la produzione del sale

L’antica città lagunare Dauna di Salapia, prendeva il nome dal lago Salpi, un bacino costiero le cui acque erano salmastre e paludose. La produzione del sale nell'area ha origini antiche; le rappresentazioni cartografiche medievali ricordano le saline nella parte meridionale del lago. Gli ambienti palustri pugliesi furono frequentati da Federico II e costituiscono un contesto per le osservazioni sugli uccelli raccolte nel De arte venandi cum avibus. La trasformazione del bacino andò completandosi a cavallo del 1900, quando le opere di bonifica già iniziate dai Borboni, resero la zona umida come oggi la vediamo: una distesa di acque per lo più salmastre, di varia profondità ed interrotte da argini, dalle quali affiorano isolotti avvolti da vegetazione resistente alla salinità. Le dimensioni e le quantità riportate di seguito appartengono alla descrizione storica dell’impianto. Con una superficie totale di circa 4.500 ettari, si spingono all'interno per una profondità massima di circa 5 km e si estendono per circa 20 km. La superficie coperta dalle acque, di circa 4.000 ettari, è suddivisa in evaporante (3.500 ettari) e salante (500 ettari). I rimanenti 500 ettari di superficie sono formati da argini, strade, aie di ammassamento, uffici, alloggi ecc. La superficie evaporante serve a far giungere a saturazione le acque del mare rispetto al cloruro di sodio (l’acqua di mare con una densità di 3,5 Baumè raggiunge la saturazione ad una temperatura di circa 15° C ed una densità di 25,7 Bè); la restante superficie coperta dalle acque forma la zona salante dove si ha a disposizione il sale. L’acqua satura della zona evaporante viene continuamente riversata qui dove a fine campagna salifera raggiunge i 30 gradi Bé.

Le vasche evaporanti, in dipendenza allo sviluppo altimetrico territoriale hanno superfici e forme variabili. Le vasche salanti, per esigenze di raccolta sono perfettamente regolari nella forma pur mantenendo superfici variabili. Il terreno per natura è prevalentemente argilloso e presenta un'elevata impermeabilità. Sfruttando il dislivello naturale del terreno si dà vita al movimento a ciclo continuo delle acque; laddove ciò non è permesso dalla natura provvedono sei stazioni idrovore dislocate nelle varie zone salinari. In ordine decrescente, la prima di queste stazioni, è quella preposta all’estrazione delle acque marine. In base all'andamento stagionale la quantità di acqua marina utilizzata per la produzione del sale varia; essa mediamente si aggira intorno ai 30.000.000 di metri cubi per anno. Giunto il grado di saturazione (25,7 Bè) l’acqua del mare si riduce a circa 1/10 del suo iniziale volume; mentre raggiunto il grado finale di 30 Bè il suo volume si riduce ad 1/40. I mesi di giugno, luglio, agosto e settembre sono il periodo più favorevole alla produzione salina. Equivale a circa 6 milioni di quintali la produzione media annua di sale.

La flora

Le paludi sono ambienti di spiccato interesse naturalistico e ricchi di biodiversità. Le bonifiche del Novecento hanno ridotto estesamente gli ambienti palustri, rendendone importante la conservazione anche attraverso convenzioni internazionali. Situati nelle zone costiere nei pressi delle parti terminali di torrenti e fiumi, questi luoghi, sono generalmente caratterizzati da una vasta vegetazione igrofila ed idrofila oltre che acquatica. L’insieme floristico varia con la salinità dell’acqua; la lenticchia d’acqua caratterizza soprattutto gli ambienti d’acqua dolce. La Canna di palude, le mazze sorde, il Giunco, la Tamerice, sono solo alcune tra le specie autoctone di questo habitat naturale. I cosiddetti "terreni salsi”, poiché ricchi di sale, sono aree prossime alle paludi costiere che laddove non deteriorati dall’uomo, danno origine ad una notevole formazione vegetale: il Salicornieto. Questo tipo di vegetazione, riconosciuto fra gli habitat d'interesse comunitario nelle sue diverse tipologie, è formato da specie alofile, adattate alla salinità, dove dominanti sono le Chenopodiacee, in particolare la Salicornia, arbusto dai rami spessi, un tempo sfruttati anche nel campo alimentare.

La fauna

La fauna è in gran parte ornitica. La presenza ittica però non è da trascurare, a conferma di ciò possiamo ricordare vasche a suo tempo adibite all’allevamento ittico. Presenti in zona anche pipistrelli, favoriti dalla presenza di insetti. Inoltre possiamo incontrare nelle zone palustri mammiferi come Volpe e la Donnola, con particolare attenzione a quest’ultima osservata nelle strutture dell’Osservatorio naturalistico. Per la grande capacità faunistica nelle saline, bisogna ringraziare la presenza di un insieme di vasche a crescente salinità e differente profondità, che consentono di appagare le esigenze di diverse specie. Gli uccelli elencati sopra utilizzano in modo diverso vasche, argini e acque basse per alimentarsi, sostare o riprodursi.

Museo storico della salina

La prima descrizione del museo ne ricordava una sistemazione provvisoria presso il Torrione e un progetto di trasferimento per accogliere reperti di grandi dimensioni. Fra i materiali allora individuati figuravano strumenti per la raccolta e la lavorazione del sale, generatori di corrente, macchine, locomotori, carri ferroviari e attrezzature d'officina. È una fase della storia della raccolta, non l'annuncio di un trasferimento ancora in corso; sede, collezioni effettivamente esposte e accessibilità vanno verificate con il gestore. Tra i materiali descritti per le sale del museo figurano campioni di sale delle raccolte pluriennali, oltre che a resti di diversa natura, come ad esempio numerosi reperti di archeologia industriale: stadere e pesi per la pesatura del sale, densimetri per la misurazione dei gradi Baumè, evaporigrafi, pluviografi, strumenti elettrici, anemografi. Nell’intero complesso museale è ben visibile la cultura, la vita, la fatica e la storia del popolo delle saline, la cui difficile ed estenuante attività lavorativa non si fermava, nel passato come nei giorni nostri, alla produzione del sale, ma si estendeva laddove le necessità di vita li portavano, tanto sul mare e nei bacini saliferi, quanto nelle fatiche dei campi arenili lungo la costa.

Torre Pietra

Da Margherita di Savoia continuando in direzione nord, dopo 11 km. circa verso la statale delle saline, si giunge a Torre Pietra, eretta nel 1568, in origine detta "Torre della Punta della Pietra". Il suo nome prende origine dal fatto che frontalmente in direzione del mare, c'era il promontorio di San Nicolao de Petra, nonché una zona costiera che nel corso nei secoli, per la lenta e costante erosione del mare, è divenuta un'isola per poi successivamente inabbissarsi in maniera definitiva (le testimonianze locali ricordano resti sommersi, la cui visibilità dipende dalle condizioni del mare). Storicamente, questo tratto di costa, ha sempre avuto una sua importanza: in principio con San Nicolao de Petra, indicato dalla tradizione locale come luogo natale di san Ruggiero, santo patrono della città di Barletta, poi da quando l'erosione (XIII° secolo) ebbe inizio, il centro medioevale, dove aveva luogo anche un monastero, fu dislocato verso l’entroterra, ma anche questo non fu abbastanza, costringendo in seguito a spostare la torre lì dove oggi la vediamo, e dove con certezza è ancora in balia dell'erosione. Torre Pietra così come le altre torri, aveva un ruolo fondamentale nell’avvistamento e segnalazione di pericoli provenienti dal mare e di fortificazione. Aveva inoltre anche compiti doganali e di controllo delle acque del lago Salpi. Per avvicinarsi alla torre, verificare le condizioni del percorso e rispettare le limitazioni di accesso.

Le terme: storia e uso delle acque madri

Lo stabilimento termale utilizza fanghi e acque madri dei bacini salanti. Il contatto prolungato con queste acque mineralizza i fanghi; microalghe e piccoli crostacei contribuiscono alla loro componente organica. L'estensione delle saline costituisce la risorsa naturale alla base di questa attività.

La concessione onerosa delle acque madri è ricordata nel decreto n. 17443 del 9 dicembre 1922; l'avvio del primo impianto risale al luglio 1930. Alla struttura iniziale seguirono un edificio in muratura nel 1947 e il complesso inaugurato nel 1988, descritto con una superficie di circa 15.000 metri quadrati. Il racconto che attribuisce già ad Annibale, nel 210 a.C., l'uso delle acque per riposarsi e curarsi appartiene alla tradizione locale, non a una pratica medica documentata.

Prima dello stabilimento, e ancora negli anni successivi, si ricordano bagni estivi nei canali di scolo fangosi, in acque residuali indicate a 29–30 gradi Baumé, senza controllo medico. È una testimonianza delle consuetudini del passato, non un comportamento da ripetere: bacini produttivi e canali non sono luoghi per cure autonome o balneazione.

Nello stabilimento le acque vengono preparate per i diversi trattamenti e i fanghi raccolti e amalgamati in vasche dedicate. Concentrazione, temperatura e durata dei trattamenti richiedono la valutazione del personale sanitario, anche per le controindicazioni individuali.

La descrizione storica del centro elenca ginecologia, riabilitazione motoria, fangobalneoterapia, ventilazione polmonare e cure inalatorie. Vi associa riniti, reumatismi, tracheiti, otiti, piorrea alveolare, stipsi, disturbi della colecisti, insufficienza venosa, dermatiti ed eczemi. Questo elenco è conservato come testimonianza delle indicazioni allora pubblicizzate: non certifica l'efficacia per ciascuna patologia né l'offerta attuale. Per indicazioni cliniche, prestazioni disponibili e modalità di accesso occorre rivolgersi al proprio medico e allo stabilimento.

La tradizionale nozione di talassoterapia all'aperto comprende sole, nuoto, aerosol marino e moto ondoso; non implica benefici universali né sostituisce cure prescritte. Le acque madri provengono dalle vasche dopo la precipitazione del cloruro di sodio e sono saline, con componenti bromurate e iodurate. Possono avere aspetto poco limpido, odore solforato e colorazione rossastra, alla quale contribuisce la microalga Dunaliella salina. Gli impieghi sanitari delle acque competono a strutture autorizzate e richiedono controlli specifici.

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