Luogo da scoprire · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete
Gallipoli
Il centro sull’isola, la cattedrale di Sant’Agata e la costa ionica introducono Gallipoli fra storia urbana, devozione e cucina salentina.
Gallipoli dal greco Kalipolis, bella città, è situata sulla costa occidentale della Puglia affacciata sul mar Ionio. È una città formata dal Centro Storico e da un Borgo uniti tra loro da un ponte. Il centro storico si trova allocato su un’isola, mentre il borgo che corrisponde alla parte più moderna della città è situato su un promontorio. La parte più antica di Gallipoli è circondata da mura e torri di difesa lunghe circa un chilometro e mezzo, erette dopo l’eccidio di Otranto da parte dei Turchi, avvenuto nel 1480, la cinta muraria aveva il compito di proteggere e difendere la città proprio dagli attacchi e dalle invasioni nemiche. Oggi ne rimane solo la parte bassa della cinta, mentre quella alta è stata demolita tra il 1879 e il 1887. Al suo posto sorge La Riviera, una strada panoramica dalla quale si può ammirare parte della costa gallipolina. La città presenta un’urbanizzazione piuttosto singolare, caratterizzata da strette e tortuose vie che fanno capo ad un'unica strada, oggi via Antonietta De Pace.
L’isola su cui sorge il centro storico un tempo era collegata alla terraferma da una sottile striscia di terra detta istmo che rappresentava l'unico accesso alla città. Nel 1484, sotto la dominazione veneziana fu deciso di tagliare l'istmo per dare maggior sicurezza alla città, lavoro che venne eseguito diversi anni dopo quando Gallipoli passò sotto il dominio degli Aragonesi. L'attuale ponte che collega la città vecchia alla terraferma venne costruito a partire dal 1601 e terminato dopo qualche anno, formato da dodici arcate terminava con un ponte levatoio attraverso il quale si accedeva in città. Durante gli anni ha subito diversi rimaneggiamenti come l'eliminazione del ponte levatoio e la costruzione di una strada parallela per consentire il passaggio delle auto.
Lo sviluppo della città fuori le mura si ebbe a partire dal 1785 sotto progetto di un ingegnere gallipolino certo Vincenzo Ferraresi. Il progetto prevedeva la presenza di una strada centrale, oggi Corso Roma, che dividesse la città nuova in due parti, una a scirocco e l'altra a tramontana.
L’isola di Sant’Andrea
Il paesaggio naturalistico di Gallipoli comprende anche l’isola di Sant’Andrea, da distinguere dall’isola su cui sorge il centro storico. Tra le bellezze naturalistiche, va ricordata l'isola di Sant'Andrea, o come era chiamata dai Messapi" Actotus" cioè terra arida. Situata a circa un miglio dalla costa l'isola si presenta completamente pianeggiante, non supera i tre metri sul livello del mare, caratteristica questa che la porta ad essere in balia del mare durante i forti venti con i marosi che la spazzano completamente, per questo è poco adatta ad ospitare una ricca vegetazione tranne quella vegetazione adattata alla salinità. In passato i pastori portavano le loro greggi trasportate con barche al pascolo sull'isola, pascolo che era possibile grazie anche ad una fonte di acqua dolce presente nella parte più alta dell'isola. L’isola fa parte del Parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo. Sbarco, navigazione, balneazione e attività subacquee sono soggetti a specifiche limitazioni: non si può proporre lo snorkeling come alternativa automaticamente consentita allo sbarco. Per avvicinarsi all’area occorre verificare con l’Ente gestore e l’autorità marittima le disposizioni vigenti, rispettando anche i fondali sabbiosi e rocciosi con alghe, ricci e pesci.
Sull’isola sono presenti oltre al grande faro costruito nel 1866, alcune costruzioni tra cui gli alloggi dei finanzieri che nel 900 erano a guardia del sale che si forma nelle conche per effetto dell'evaporazione per impedire ai pescatori gallipolini la raccolta per poi rivenderlo e guadagnare qualcosa. L'isola di Sant'Andrea abitata in passato dal guardiano del faro e dalla sua famiglia, oggi con la modernizzazione e gli automatismi risulta essere completamente disabitata e rappresenta un patrimonio dal punto di vista naturalistico. Infatti risulta essere un importante sito di nidificazione del gabbiano corso oltre che stazione di transito nella migrazione di cicogne aironi ed oche selvatiche.
Le spiagge
La costa di Gallipoli si presenta essenzialmente sabbiosa intercalata a tratti da scogli con zone ricche di vegetazione macchia mediterranea e pinete. Il Parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo tutela un’area delimitata, non tutto il territorio o tutte le spiagge gallipoline. I fondali interessano gli appassionati di snorkeling e immersioni, ma l’ingresso in grotte marine richiede competenze, condizioni e autorizzazioni specifiche e non è un prolungamento ordinario della balneazione. La costa a sud connette Gallipoli con Santa Maria di Leuca ed è una delle zone maggiormente consigliabili. Ad esempio, ad un paio di chilometri dal borgo antico, troviamo Lido San Giovanni, con un ampio arenile di sabbia finissima, con basso fondale, la spiaggia è attrezzata con tanti servizi utili ai bagnanti. Subito dopo troviamo Baia Verde, una spiaggia molto ambita dai giovani, la cui fruizione dipende dalle esigenze personali e dalle condizioni del mare con la sua bella pineta e locali notturni. Spiagge attrezzate, ricche di servizi si alternano a porzioni di spiaggia libera lungo tutta la costa di Gallipoli dove non è raro imbattersi in angoli dalla bellezza mozzafiato. Sempre verso sud troviamo Punta della Suina, dove lussureggianti pinete e slarghi ricchi di macchia mediterranea sembrano tuffarsi in un mare trasparente dalle mille sfumature con tonalità cangianti dal verde al blu. In questa spiaggia i bagnanti amano trattenersi fino all'ora del tramonto per godersi lo spettacolo del sole che dal bianco accecante scivola verso il giallo, l'arancio fino al rosso fuoco per poi scomparire oltre l'orizzonte. Infine al sud estremo della costa gallipolina si trova Punta Pizzo, il cui ambiente naturale è preservato grazie all'istituzione del parco omonimo.
A nord della città la costa si estende fino al piccolo borgo di Santa Maria al Bagno. Anche a nord, come a sud, i fondali sono una sorpresa per chi pratica snorkeling o immersioni. Tra le spiagge più attrezzate sulla riviera nord troviamo subito in prossimità delle mura del Centro Storico la spiaggia della Purità bagnata da un mare limpido e cristallino. Segue subito dopo Rivabella a circa cinque chilometri dal centro, i servizi di noleggio con o senza conducente vanno verificati con gli operatori, senza presumere che siano sempre presenti. Le uscite lungo costa richiedono il rispetto delle limitazioni e delle condizioni meteo-marine.
La cattedrale di Sant’Agata
Una vacanza nel Salento, vale la visita del Centro Storico gallipolino con i suoi vicoli, palazzi e chiese. Fra tutti non può mancare una visita alla Cattedrale di Sant'Agata. Venne realizzata nel punto più alto dell'isola a partire dal 1629 e furono chiamati i mastri costruttori locali Francesco Bischettimi e Scipione Lachibari, i quali seguirono il progetto dell'ingegnere gallipolino Giovanni Berardino Genuino. La Cattedrale o Duomo di Gallipoli poggia le sue fondamenta sui resti di un'antica chiesa dedicata prima a San Giovanni Crisostomo e poi a sant'Agata dopo l'arrivo della reliquia della Mammella. Questo passaggio è confermato da una lapide oggi affissa sull'ingresso della sagrestia di cui è riportata questa traduzione:
Questo tempio una volta (era dedicato) a Giovanni Crisostomo, in seguito a Sant'Agata dopo la scoperta della sua mammella nell'Anno del Signore 1126.
Costruita in forma di croce latina, i suoi interni si suddividono in tre navate, separate da due file di colonne. Le navate laterali ospitano ben dodici altari. Presenta una facciata costruita in pietra locale, il carparo, con una ricchezza di decori tipica del periodo in cui i temi barocchi e sfarzosi erano la regola per sottolineare la potenza della Chiesa di Roma.
Sant’Agata e il racconto della reliquia
La tradizione devozionale narra la vicenda che segue: il sogno, il ritrovamento e la risposta della bambina appartengono al racconto religioso, non a una testimonianza verificata dell’accaduto. Dopo il martirio il corpo di Sant'Agata rimase a Catania fino al 1040, da qui venne trafugato e portato a Costantinopoli ove rimase ben custodito per 86 anni nella chiesa a lei dedicata. Ma nel 1126 due marinai catanesi riuscirono a rubare il corpo della Santa imbarcandolo su un veliero diretto in Sicilia. Dopo una navigazione tranquilla una tempesta portò il vascello nei pressi di Gallipoli dove per ringraziamento per essersi salvati dalla tempesta lasciarono sulla spiaggia la Mammella della Santa riprendendo la navigazione per Catania. Intanto una donna accompagnata dalla figlioletta si recò sulla spiaggia per lavare i panni qui si addormentò sognando una fanciulla splendente di luce, che le indicò la bambina con in bocca la sua mammella. Svegliatasi constatò che la figlioletta aveva attaccata alla bocca una mammella. Il Vescovo il clero e il popolo, accorsi sul luogo, cantarono le Litanie dei Santi e all'invocazione Sancta Agatha, ora pro nobis, la bimba lascia cadere la mammella nelle mani di un sacerdote. Identificata la Reliquia, la Città, proclamò la Martire di Catania sua Patrona Principale sostituendo il titolo di S. Giovanni Crisostomo con quello di S. Agata all'antica Cattedrale. La Reliquia rimase in Gallipoli fino al 1380, anno in cui, per un colpo di mano di Raimondello del Balzo Orsini, Principe di Taranto, fu trasferita, furtivamente, nel Monastero di Santa Caterina D'Alessandria a Galatina, dove attualmente è custodita.
La cucina
I piatti tipici della gastronomia gallipolina rispecchiano in gran parte quella che è la cucina salentina, quindi con ingredienti poveri e contadini in cui predominano le verdure, gli ortaggi e i legumi. Ecco alcuni piatti caratteristici: “Lu purpu a pignata”: la “pignata” è un recipiente di terracotta usato per la cottura, gli ingredienti sono: olio extravergine di oliva del Salento, un polpo a pezzetti, cipolle, aglio, alloro, origano. Il tutto si lascia cuocere su fuoco lento più di un’ora ed il risultato è un polpo in umido con tutti i sapori del mare e della campagna gallipolina. La “scapece”: un racconto gastronomico ne lega la diffusione alla necessità di conservare il pesce durante gli assedi. È una spiegazione tradizionale, non una datazione documentata dell’invenzione. Il risultato? La scapece cioè un pesce di piccole dimensioni (boghe o zerri ad esempio) fritto e fatto marinare tra la mollica di pane imbevuto d’aceto e zafferano (da cui il colore giallo del piatto) all’interno di tinozze. Oggi la “scapece” si trova facilmente nelle sagre e nelle feste a Gallipoli e nei paesi del Salento. Gli “mboti”: sono involtini di interiora di agnello, altri piatti tipici sono la “pitta te patate” (un pasticcio di patate al forno), le “municedde” (lumache in umido o arrostite) e le varie versioni della gustosissima zuppa di pesce, le paste col pesce e le tantissime varietà di crostacei e molluschi.
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