Storia e documenti · Chiese e monasteri
Chiesa di Sant’Agostino
Nata come San Sebastiano durante la peste del 1503, Sant’Agostino intreccia il ricordo veneziano con quello degli Agostiniani e della confraternita di San Giacomo.
- Periodo storico
- XVI Secolo
- Dove
- Piazza Gradenigo
La chiesa di Sant’Agostino si affaccia su piazza Gradenigo. Fu fondata nel 1503, durante un’epidemia di peste, in onore di San Sebastiano e sulle preesistenze di una chiesa dedicata a San Salvatore. La statua del santo nella nicchia del prospetto conserva il ricordo della dedicazione originaria.
La fondazione e il governo veneziano
L’iniziativa fu sostenuta da Giuliano Gradenico, ricordato come terzo governatore di Trani per la Repubblica di Venezia. La città era stata concessa in pegno alla Serenissima dal re di Napoli a garanzia dei debiti di guerra. La chiesa appartiene quindi anche alla storia dei rapporti politici fra Trani e Venezia.
Sulla scalinata è presente un leone in pietra, tradizionalmente associato alla memoria del governatore, mentre una lunetta con iscrizione sulle mura dell’ex monastero ricorda quella fase. Sono elementi da osservare insieme alla statua di San Sebastiano: la facciata e gli spazi vicini custodiscono memorie civiche oltre che devozionali.
Come cambiò il nome
Nel 1533 i sindaci Sifola e Lambertini concessero chiesa e monastero ai frati Agostiniani. Da questa presenza deriva il nome Sant’Agostino, entrato nell’uso cittadino pur senza cancellare la dedicazione a San Sebastiano. I due nomi raccontano dunque momenti diversi della stessa istituzione.
La confraternita di San Giacomo vi si stabilì con un atto regio del 1776, dopo avere avuto sede prima a San Giacomo, anticamente Santa Maria de Russis, e poi al Carmine. Questa successione permette di seguire la storia di una comunità religiosa attraverso più edifici, anziché attribuire ogni devozione alla chiesa in cui nacque.
La facciata e l’interno
Il prospetto è articolato in due livelli. Le paraste abbinate ne scandiscono la superficie; una grande finestra centrale e le volute laterali arricciate rendono più mosso il registro superiore. Il portale mantiene l’asse della composizione e collega visivamente il piano della piazza alla finestra e al coronamento.
All’interno, la pianta ottagonale concentra lo spazio intorno all’aula. Fra i dipinti sono ricordati San Francesco Saverio e San Tommaso d’Acquino, le cui attribuzioni d’autore restano incerte. La data di fondazione non deve far pensare che ogni decorazione sia necessariamente del 1503: una chiesa vissuta da ordini e confraternite conserva interventi di più epoche.
Una lettura per confronti
La vicinanza a San Giacomo consente di passare dal suo portale romanico scolpito a una facciata organizzata per paraste, finestra e volute. Un secondo confronto, questa volta legato alla storia delle epidemie e al governo veneziano, è con San Rocco, fondata nel 1528. Le due tappe conservano differenti risposte devozionali della città alla peste e aiutano a riconoscere la durata della memoria veneziana nello spazio urbano.
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