Tradizioni e cultura · Chiese e monasteri
Chiesa del Miracolo Eucaristico
La cappella di via Lagalante conserva una memoria eucaristica da leggere insieme alla storia di Sant’Andrea e della comunità ebraica tranese.
- Dove
- Via Attilio Lagalante, 15
- Periodo storico
- Tradizione attestata dal XV secolo
Scheda pratica
- Accesso
- Non normalmente aperta al pubblico
In via Attilio Lagalante, al civico 15 indicato nelle descrizioni del luogo, la piccola chiesa del Miracolo Eucaristico si inserisce fra le case del centro antico. È conosciuta anche come cappella del Santissimo Salvatore e, nel linguaggio tradizionale, come chiesa dell’Ebrea. Le diverse denominazioni rimandano allo stesso racconto devozionale.
Una cappella nella trama delle abitazioni
Il prospetto in pietra ha dimensioni raccolte e conserva il carattere di un edificio legato alla memoria di una casa. Un elemento da cercare sulla facciata è lo stemma dei Campitelli: Ottaviano Campitelli promosse nel 1706 la trasformazione del luogo in cappella del Santissimo Salvatore. All’interno era ricordata una tela che illustrava l’episodio eucaristico, traducendo la narrazione in un’immagine riconoscibile dai fedeli.
La vicenda della cappella va distinta dalla data attribuita al prodigio. Le tradizioni non concordano: alcune lo collocano intorno all’anno Mille, altre nella metà del Quattrocento. Nessuna delle due cronologie deve diventare, senza ulteriori riscontri, una data certa di fondazione dell’edificio oggi visibile.
Il racconto del miracolo
Secondo la narrazione locale, una donna ebrea, chiamata Zaches in una delle versioni, avrebbe procurato un’ostia consacrata proveniente dalla chiesa di Sant’Andrea, anticamente San Basilio, per mettere alla prova la presenza di Cristo nell’Eucaristia. Posta l’ostia in una padella, ne sarebbe sgorgato sangue in abbondanza; le grida della donna avrebbero richiamato i vicini e quindi il vescovo, seguito dal clero e dai fedeli.
Il racconto prosegue con una processione riparatrice e con la raccolta dei resti venerati come reliquia. Si tratta di una tradizione cristiana, non di una prova storica di responsabilità individuali o collettive della comunità ebraica. Anche il nome popolare della chiesa appartiene al linguaggio di quella narrazione e va compreso nel suo contesto.
Le tracce del culto
Le memorie locali ricordano una processione espiatoria fino ai primi decenni del Novecento. Al culto si collegano inoltre la tela narrativa e un reliquiario argenteo donato da Fabrizio de Cuneo nei primi anni del Seicento; le versioni disponibili non concordano sull’anno esatto della donazione. La custodia della reliquia è associata alla Cattedrale nelle descrizioni più antiche e a Sant’Andrea nella scheda del percorso cittadino Città in Tasca.
Un percorso fra memorie differenti
L’osservazione dell’esterno permette di riconoscere la scala domestica della cappella e il segno della committenza Campitelli. Per comprendere la presenza ebraica storica è utile affiancare questa tappa al Museo sinagoga Sant’Anna, dove architettura e testimonianze epigrafiche raccontano la comunità attraverso documenti di natura diversa. La disponibilità della visita interna alla cappella va verificata sul posto: le descrizioni del passato non costituiscono un calendario di apertura.
Orientarsi
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