Storia e documenti · Trani e il mare

Il marinaio tranese e la fede

Nel VII secolo, ancora dei marinai tranesi trafugarono le reliquie di San Leucio a Brindisi, eleggendolo a proprio Patrono.

Dipinto votivo con un'imbarcazione travolta dalle onde e due immagini mariane tra le nuvole in alto

Santi, reliquie e gente di mare

Alle tradizioni più antiche sui legami tra la gente di mare della Città di Trani con i Santi appartiene il racconto, riferito al VI secolo, secondo cui nella chiesa di Santa Maria i marinai portarono, come ex voto, delle antiche colonne, probabilmente razziate nei mari della Grecia, che prima del loro utilizzo, provenendo da templi pagani, furono “battezzate” apponendovi sopra il simbolo della Croce.

Alla tradizione agiografica riferita al VII secolo appartiene anche il racconto secondo cui marinai tranesi trafugarono le reliquie di San Leucio a Brindisi, eleggendolo a proprio Patrono. Questi racconti, la cui cronologia e base documentaria richiedono cautela, esprimono quanto forti erano i legami del mondo del mare con la Chiesa. Tra l’altro proprio per onorare San Leucio, primo Patrono e Protettore della città, a Trani, si svolgeva una Fiera che attirava mercanti dall’intero bacino del Mare Adriatico. Un ulteriore atto di testimonianza della fede dei nostri uomini di mare la troviamo nei nostri antichi Ordinamenta Maris, tradizionalmente datati al 1063, in cui una regola di pietà cristiana, come il pellegrinaggio a Gerusalemme, a Compostella o a Roma costituisce giusta causa di rescissione del contratto di arruolamento (c. XI), o la bestemmia a Dio causa di risoluzione ad nutum del rapporto di lavoro (c. IX).

Santuari e protezione dei naviganti

Gli atti di fede dei marinai sono spesso legati a un santuario. Il rapporto tra luoghi sacri, protezione dei forestieri e scambi commerciali offre una possibile chiave di lettura, ma non spiega da solo l’origine di ogni santuario o devozione. Nei tempi antichi, in assenza di trattati internazionali, i torti, specie quelli commessi da un forestiero, in assenza di trattati di estradizione, si riparavano con il diritto di rappresaglia che si otteneva con specifica sentenza dal proprio magistrato nei confronti degli appartenenti alla comunità che aveva arrecato il danno. Il tema della rappresaglia e dell’inviolabilità dei luoghi sacri è qui richiamato attraverso le forme silay e asilay, traslitterazioni di lettura incerta. Il loro uso non basta a dimostrare la trasformazione di un singolo santuario in porto franco. In alcuni luoghi il culto cristiano si sovrappose a precedenti tradizioni religiose; la continuità va però documentata caso per caso. Limitando la nostra indagine alla Puglia, molti sono i suoi santuari dislocati lungo le sue coste, alcuni più importanti, altri meno noti. Tra quelli più noti ricordiamo San Nicola a Bari, la Madonna dei Martiri a Molfetta, la Madonna del Carmine a Trani, la Madonna degli Amalfitani a Monopoli, Santa Maria della Libera a Rodi, Santa Maria di Merino a Vieste e San Michele a Monte Sant’Angelo.

Trinitari, confraternite e assistenza

Altra importante presenza a Trani tra i marinai e la Chiesa era rappresentata dall’Ordine dei Trinitari, fondato da san Giovanni de Matha, al quale la tradizione affianca san Felice di Valois. La regola fu approvata da papa Innocenzo III il 17 dicembre 1198 con lo scopo di riscattare i Cristiani fatti prigionieri dai mussulmani.

Anticamente i marinai tranesi erano costituiti in confraternita presso la chiesa di Santa Maria dei Bianchi, nei pressi dell’attuale San Domenico dove, secondo il costume dell’epoca, doveva esistere il Monte dei Marinari Schiavi del Comune di Trani. Una notizia di marinai tranesi fatti schiavi è datata al 1806, e riguarda 81 marinai di cui 28 a Tripoli, 29 a Tunisi e 24 ad Algeri. A seguito dell’avvenuta demolizione della chiesa, i padroni di barca, con tutto il loro equipaggio, passarono alla Congrega della Madonna del Carmine, mentre i padroni pescatori di seppie erano devoti alla Croce di Colonna che si venera nell’omonima chiesa. Oltre a questi, i marinai e pescatori tranesi erano devoti alla Madonna del Soccorso, Sant’Antuono, alle Anime del Purgatorio e, sino a qualche tempo fa, questi erano anche i nomi delle barche che ricevevano il battesimo sulla darsena di Sant’Antuono.

Anche le vele molte volte portavano le insegne del proprio Santo Protettore, così come la Patente di Libera Prattica, che fungeva sia da “patente di sanità”, sia da ruolino di equipaggio, riportava in alto la raffigurazione dei Santi Patroni della Città.

In base allo Statuto della Congrega del Carmine, a questa si iscriveva il padrone della barca e la barca medesima, estendendosi automaticamente l’iscrizione a tutti i membri imbarcati; in cambio di una modesta quota sociale, questi avevano diritto ad una assistenza morale e materiale (assistenza religiosa, disoccupazione, malattia, morte), con obbligo in caso di fortuna di mare a tutte le barche iscritte di partecipare alle ricerche di salvataggio. L’uso del Voto e dell’invocazione al Santo Patrono risale a tempi antichissimi e lo troviamo già testimoniato nell’VIII secolo da Michele Archimandrita nel suo De Nautis.

Ex voto e segni della devozione

Particolarmente ricca è a Trani l’iconografia degli ex voto presenti nel Santuario della Madonna del Carmine e delle reliquie presso il Museo Diocesano, pochi quelli esistenti presso il Monastero di Colonna. Quello delle reliquie è un altro dei filoni importanti per capire la religiosità del marinaio tranese e del suo legame con i Santi. Per chi non riusciva a procurarsi una di queste reliquie, vi era sempre il rimedio dell’acqua santa, del pane benedetto, cerimonia che anticamente si svolgeva nella Chiesa di San Basilio e successivamente in quella di Sant’Antonio, o della palma pasquale. Il ricordo del legame con il mare a Trani viene richiamato dall’intitolazione delle sue antiche strade, come Strada della Marina, Piazza del Porto, Strada della Conca, Strada della Galera, o dalla Mazza, l’antica porta di mare.

I numerosi ex voto testimoniano i drammi del mare e aiutano a comprendere come il rapporto con Dio iniziasse alle prime luci dell’alba, quando i segnavento posti sull’alto dei campanili indicavano quale buon vento avesse inviato il Padreterno per propiziare la pesca; infine dal suono delle campane che annunciavano il mattutino alle edicole lungo le strade della marina, dal Sedile di San Marco che raccoglieva i padroni del mare ai campanili che segnalavano la rotta, dalla patente di sanità con i Santi Protettori alla pila dell’acqua santa, nella quale potevi toccare i pesci scolpiti sul fondo ed infine ai caminetti fumanti che facevano pregustare ai naviganti il ritorno a casa.

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