Profilo biografico · Ottocento e Novecento

Giuseppe Pappolla

Gli incarichi amministrativi e la relazione al prefetto illuminano l’intervento di Pappolla durante il rastrellamento degli ostaggi del settembre 1943.

Ritratto di Giuseppe Pappolla
Questo testo approfondisceIl 18 settembre 1943 a Trani: fatti e testimonianze

Giuseppe Pappolla nacque a Trani, nel 1884 secondo la scheda biografica locale, mentre l’articolo di Marco Brando indica 1883, e morì nella stessa città il 19 marzo 1957. La sua attività attraversò diversi settori dell’amministrazione: fu assessore, delegato podestarile, vicepodestà, presidente dell’Ente comunale di assistenza, commissario per le strade vicinali e presidente dell’Azienda elettrica municipalizzata.

Amministrare durante la guerra

Guidò il Comune con incarichi diversi fra il 9 settembre 1942 e il 25 gennaio 1944. La sua figura appartiene quindi anche alla storia delle istituzioni locali durante il fascismo e la crisi del 1943. Dopo la caduta del regime continuò a rappresentare la città nelle settimane dell’occupazione tedesca.

Il 18 settembre affrontò la minaccia di rappresaglia contro i cittadini rastrellati. Nella relazione inviata al prefetto di Bari il 5 ottobre 1943, citata nella ricostruzione del suo intervento, spiegò di aver cercato di dimostrare l’estraneità dei tranesi allo scontro avvenuto fuori città. Riferì poi la proposta avanzata al comandante:

Proposi al detto comandante di sacrificare soltanto la mia persona, quale capo della cittadinanza, ma liberare tutti gli altri.

La richiesta all’Arcivescovado

Non riuscendo a ottenere subito il rilascio, Pappolla chiese che fosse avvertito Francesco Petronelli. Gli appunti richiamati da Franco Di Pinto attribuiscono a lui l’invito rivolto a Isabella Terrafino: raggiungere l’Arcivescovado e domandare l’intervento del presule. La mediazione coinvolse quindi anche Raffaele Perrone e Antonio Bassi, che poteva parlare tedesco.

Una testimonianza ricorda Pappolla e Bassi ancora nella piazza fino al rilascio dell’ultimo ostaggio. Il particolare evidenzia un’attività protratta nel tempo, composta di colloqui e richieste ripetute. I nomi tramandati dei catturati sono 54: i numeri inferiori presenti in alcuni racconti non sostituiscono l’elenco nominativo.

Riconoscimenti e discussioni successive

La ricostruzione pubblicata nel 2005 riferisce che il 7 ottobre 1943 Vittorio Emanuele III gli conferì la Medaglia d’argento al valor militare per l’offerta della propria vita. Altri racconti riportano date diverse per la visita regia e la consegna: decreto di conferimento e cerimonia non vanno identificati senza il relativo documento. Negli anni successivi il nipote Giuseppe Albrizio rivendicò un maggiore riconoscimento del suo ruolo, richiamando la documentazione conservata e la testimonianza del filosofo tranese Franz Brunetti.

Nel dibattito la precedente appartenenza al regime e il gesto compiuto durante la crisi sono stati spesso contrapposti. La lettura della ricostruzione dedicata a Pappolla permette invece di distinguere incarichi politici, azioni testimoniate e giudizi commemorativi. La sua attività alla guida dell’azienda elettrica collega inoltre questa biografia alla storia dei servizi municipali, oltre che a quella del settembre 1943.

L’eroismo dell’ex podestà

Articolo del 17 settembre 2005. I giudizi sul ricordo pubblico e gli auspici di intitolazione appartengono a quel momento. Il pezzo conta quarantotto ostaggi e un militare tedesco ucciso: l’elenco nominativo conserva invece 54 catturati e altre testimonianze collegano l’ordine per cinquanta a cinque caduti tedeschi. Si mantengono le cifre del documento rendendone esplicita la discordanza.

C’era una volta un podestà per bene. Era a Trani e si chiamava Giuseppe Pappolla: dopo il 25 luglio 1943, malgrado il fascismo ormai fosse caduto, continuò a rappresentare i suoi cittadini, proteggendoli pure dalle rappresaglie naziste successive all'armistizio dell'8 settembre. Nella sua città - il 18 settembre 1943, sessantadue anni fa - contribuì in maniera determinante a salvarne quarantotto, già davanti al plotone d'esecuzione tedesco: chiese, come primo cittadino, d'essere fucilato al loro posto. Quella persona per bene oggi è ricordata poco e male: perché prima era stato dalla parte del regime; e, successivamente, ricordare il ruolo positivo di alcuni uomini di quel regime non corrispondeva alle esigenze politiche del Dopoguerra. Eppure quel suo gesto, con tanti altri, non solo consentì che egli potesse ottenere il 7 ottobre successivo, dal re in persona, la medaglia d’argento al Valor militare (la data della consegna è riportata diversamente in altre memorie e resta da distinguere da quella del conferimento), per «aver offerto la sua vita in cambio di quella degli ostaggi». Oggi meriterebbe di veder riconosciuto il suo atto d'eroismo e la sua generosità.

La relazione del podestà e la voce del nipote

Chi era Giuseppe Pappolla, nato nel 1883 secondo questo articolo (1884 nelle altre schede biografiche) e scomparso nel 1957? Com'è noto, tra il 1925 e il 1928 il governo fascista istituì la figura del podestà al posto del sindaco e altri organismi, trasformando il Comune da organo di autogoverno, eletto dai cittadini, a ente ausiliario dello Stato. Pappolla diventò podestà a Trani. «Era mio nonno - ci ha scritto l'avvocato tranese Giuseppe Albrizio - e io ritengo offesa la sua memoria dal "silenzio" nel quale il suo gesto è lasciato nella ricostruzione dell'evento». Quello legato ai quarantotto tranesi sul punto d'essere fucilati come rappresaglia per la morte (due giorni prima) di un militare tedesco alle porte di Trani, durante uno scontro con bersaglieri italiani affiancati da soldati canadesi. Proprio Pappolla, nella relazione inviata al prefetto di Bari il 5 ottobre 1943, ricordava: «Le diverse argomentazioni da me addotte al comandante tedesco per dimostrargli nel modo più evidente che nessuna colpa era da addebitarsi ai cittadini tranesi, non furono sufficienti a distoglierlo dall'insano proposito e già erano date disposizioni per compiere l'esecuzione, quando proposi al detto comandante di sacrificare soltanto la mia persona, quale capo della cittadinanza, ma liberare tutti gli altri».

Di fronte alla risolutezza dell'ufficiale tedesco, il podestà fece avvertire, affinché gli desse manforte, l'arcivescovo Francesco Petronelli: intervenne subito confermando le motivazioni addotte dal podestà e garantendo l'innocenza dei cittadini. Finalmente, dopo altre trattative, gli ostaggi furono liberati. «L'arcivescovo fu il primo a ringraziarlo il giorno successivo - continua l'avvocato Albrizio - così io non riesco proprio a spiegarmi perché da anni si continui a minimizzare il gesto del podestà. Fino a ignorarlo. Eppure Trani dovrebbe essere orgogliosa di questo suo figlio, anche se podestà fascista». «Anzi - continua il nipote - dovrebbe imporsi un'altra considerazione: se il fascismo era caduto il 25 luglio 1943 e tutti i gerarchi erano scomparsi perché rimossi o fuggiti, un uomo che, a distanza di due mesi dalla caduta del regime, continuava a essere al suo posto, evidentemente aveva qualità e meriti più grandi e più forti della camicia nera che aveva indossato fino ad allora». L'avvocato si dice convinto che lo stesso monsignor Petronelli, se oggi potesse intervenire, ristabilirebbe la verità storica: «Credo che sia stato proprio il monsignore l'artefice di una segnalazione al Vaticano che fece conferire a mio nonno, anni dopo, l'ambitissimo collare dell'Ordine di San Silvestro a firma dell'allora segretario di Stato, cardinale Montini».

Documenti e testimonianza di Franz Brunetti

Ampia documentazione dell'epoca - compresa la lettera del podestà al prefetto e quella dell'arcivescovo ai carabinieri - è compresa nel prezioso volume L'8 Settembre 1943 in Puglia e Basilicata, realizzato nel 2003, a cura dell'Istituto pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia contemporanea», dagli storici Vito Antonio Leuzzi (direttore dell'Ipsaic) e Giulio Esposito (Edizioni del Sud). Tuttavia - per ragioni poco nobili anche nell'immediato dopoguerra e del tutto fuori luogo oggi - la figura di Pappolla è spesso stata posta dietro il paravento della storia. D'altra parte non è solo l'avvocato Albrizio a rivendicare la tutela dell'immagine del podestà. A sottolinearne il ruolo interviene anche un uomo da sempre di sinistra come Franz Brunetti, tranese, professore emerito di Filosofia morale all'università di Pavia. «Il nipote del Pappolla, ultimo podestà ma brava persona, ha ragione: suo nonno in quei giorni si adoperò molto, certo più dell'arcivescovo, a tutela dei cittadini; e anche, in quel giorno della retata, a favore degli ostaggi. Molto di più, certo, del prelato, che, per sua stessa ammissione, riuscì solo a prendere con sé un suo prete, anch'egli ostaggio. Tant'è che ebbero la medesima onorificenza».

«Credo - precisa Brunetti - che sulla decisione di liberare gli ostaggi pesò molto l'ordine di sgomberare che i tedeschi ricevettero per opportunità: temevano un'imboscata da parte di militari italiani e alleati, com'era accaduto qualche giorno prima, quando si scontrarono con un'autopattuglia di canadesi e bersaglieri italiani inviati da Bari dal generale Bellomo. Questi - aggiunge il professore - sono miei ricordi, che coincidono con quelli che mi raccontò Salvatore Gagliardi, poi dirigente del Pci. E sull'impegno di Giuseppe Pappolla in quei giorni concordano i giudizi e i ricordi che mio padre, antifascista, mi esprimeva in quel tempo, sconcertato per lo scarso rilievo dato alla sua opera rispetto a quella dell'arcivescovo».

Come suggerisce il nipote, forse oggi sarebbe il caso di trovare anche per quel vecchio podestà «una piazza o una via più degna del vicolo che gli è attualmente dedicato».

Continua in Età contemporanea

Nella stessa sezione

Vedi tutti

Età contemporanea

Il 18 settembre 1943 a Trani: fatti e testimonianze

Francesco Morra confronta memoria cittadina, testimonianze e interpretazioni della mancata rappresaglia, nel contesto delle riprese documentarie del 2012.

Documento e ricerca 8 min di lettura

Età contemporanea

Prima, durante e dopo quel 18 settembre 1943 a Trani

Il volume curato da Francesco Pagano e Saverio Cortellino ricostruisce i fatti del settembre 1943 attraverso ricerche, testimonianze e identificazioni successive.

Documento e ricerca 2 min di lettura

Continua a scoprire

Potrebbe interessarti anche

Istituzioni

La storia di Amet Trani

Dall’appalto dell’illuminazione del 1891 alla gestione municipale del 1908, le origini del servizio elettrico e della successiva azienda dei trasporti.

Storia e documenti 2 min di lettura

Personaggi

Giovanni Macchia

Trani 14 novembre 1912 - Roma 30 settembre 2001

Profilo biografico 6 min di lettura