Storia e documenti · Trani e il mare

La galea del Leone

La nave di Simone Caccetta, il viaggio verso Rodi e la cattura: un racconto della marineria tranese del Quattrocento.

Veduta del porto con barche a vela, figure sulla riva e la Cattedrale con il campanile sullo sfondo, in tonalità verdastre
Questo testo approfondisceLa marineria tranese: migrazioni, lavoro e testimonianze

La storia della Galea del Leone lega il nome di Simone Caccetta alle rotte del Mediterraneo orientale. Il racconto tramandato descrive una grande nave costruita a Trani, un trasporto di grano per i cavalieri di Rodi e un’impresa finita con la cattura dell’equipaggio. I particolari narrativi e le misure riportati qui appartengono a questa ricostruzione storica.

La costruzione e l’equipaggio

Nel 1456 Simone Caccetta ordinò la costruzione di una delle più belle navi che avessero mai solcato il Mediterraneo. La costruzione venne affidata agli abili carpentieri di Trani nella rada di Sant’Antuono ed aveva una stazza di 450 botti d’olio.

Il comando dell’unità che imbarcava equipaggio tranese di 150 uomini, venne affidato al genero di Caccetta, Palamede Pignatelli, mentre la barra del timone era affidata a Berardino De Martino, il più abile pilota tranese che si era acquistato fama per aver condotto in salvo durante una furiosa tempesta la nave sulla quale era imbarcato il re Alfonso d’Aragona.

La partenza per Rodi

Il viaggio inaugurale venne effettuato a seguito di un contratto di nolo stipulato con l’Ordine dei cavalieri gerosolomitani per il trasporto di cento carra di grano a Rodi. La barca era attrezzata per la guerra di corsa e l’equipaggio scelto fra il fior fiore dei marinai di Trani rotti a mille avventure.

La barca per la sua bellezza venne battezzata con il nome di “Galleone” e la sua cambusa era in grado di alimentare l’intero equipaggio per oltre un anno, essendo ben fornita di biscotto di Trani, pesce salato, legumi, acqua e aceto.

Dimensioni e allestimento

Il Galleone, galea del Leone, era una galera di circa cinquanta metri, larga 7 metri con 26 banchi di rematori per lato, aveva due alberi armati a vela latina ed era costato dodicimila ducati, e sicuramente era una delle più belle navi che avesse solcato i mari.

Al momento della partenza la nave era tutta impavesata con le insegne di Trani, di Alfonso d’Aragona e di Simone Caccetta, a poppa erano installati dei fanali giganteschi e le murate riccamente decorate.

La rotta nel Mediterraneo

Uscita dal porto di Trani con venti di brezza, il Galleone veleggiò dapprima lungo il Canale d’Otranto, incrociando in lontananza le isole di Corfù, Santa Maura, Cefalonia, Zante, poi superato il canale di Cerigo, entrato nell’Egeo, puntò direttamente verso Candia, senza toccarla, per scorrere il mare delle isole Cicladi.

Traversata tra Scarpanto e Candia, l’isola di Caso, antico rifugio di pirati, dirimpetto alla penisola Perea, alla estremità meridionale della Caria, nell’Asia Minore, ad appena quattro leghe dal continente apparve l’isola di Rodi, sede del celebre ordine dei cavalieri di San Giovanni Gerosolimitano.

Rodi da rodos “rosaio” è estremamente fertile di frutta, vino e miele ed offriva un piacevole soggiorno ai marinai tranesi dopo la lunga navigazione.

Dai traffici alla guerra di corsa

Scaricato il carico e riscosso il nolo, il Galleone iniziò a bordeggiare lungo la costa in cerca di prede. La caccia era propizia e già al largo di Rodi la galera tranese aveva fatto delle buone prede che incitò l’equipaggio a nuovi abbordaggi.

Dopo cinque giorni di navigazione, subito dopo aver lasciato Capo Cheledonie lungo la costa dell’Asia Minore, al largo di Capo Calizano, apparve una vela all’orizzonte, le parti iniziarono a scrutarsi ed entrambe le navi facevano rotta sul punto d’incontro.

La galera avversa batteva bandiera genovese e la cosa venne accolta di buon grado dall’equipaggio tranese considerato lo stato di belligeranza che esisteva tra il Regno di Napoli e la repubblica genovese.

Lo scontro con Gattaluce

Il vento favorevole portò le due galere al punto di arrembaggio. Palamede Pignatelli fece preparare le colubrine ed iniziò il lancio di pietre e frecce sulla nave avversaria, mentre Berardino de Martino dirigeva la nave alla manovra di abbordaggio.

Ben presto la nave avversa si dimostrò un osso duro, la comandava il feroce pirata genovese Gattaluce che con abile manovra colpì con la prua il timone della nave avversa e subito dopo gli uomini saltarono sul ponte della galera tranese per un furibondo corpo a corpo.

Il Gattaluce, avvezzo alla pirateria da lunghi anni ben presto ebbe ragione del legno tranese, che venne tradotto in cattività a Famagosta nell’isola di Cipro.

La prigionia e il ritorno

Solo dopo il pagamento di un grosso riscatto i marinai tranesi dopo quattro anni poterono tornare nella loro città per raccontare la loro avventura. Il Galleone, mutato nome venne venduto sulla piazza di Cipro a dei commercianti turchi, in quella terra in cui per secoli i marinai tranesi ebbero diritto di libero commercio.

Quanto costava armare una galea?

Il testo affianca alla spesa di dodicimila ducati attribuita alla nave di Caccetta un prospetto tratto da “La guerra dei pirati e la marina pontificia” di Alberto Guglielmotti. Quel prospetto riguarda galee tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento: non è il conto di costruzione della nave tranese del 1456. Scudi, fiorini e ducati non sono valori direttamente confrontabili senza una verifica monetaria e cronologica.

Voce del prospettoCosto in scudi
Scafo completo3.500
Piano della poppa50
Albero maestro130
Antenna di maestra100
Antenna di trinchetto50
Due spigoni10
Tagliami diversi60
Totale riportato3.980

Con tende, tendali, ponte, sartie, serramenti, botti, vestiario dell’equipaggio, armi da fuoco e polvere da sparo, ma senza artiglierie, il prospetto riporta circa 9.843 scudi a Roma e 9.520 fiorini a Pisa. La precedente equivalenza automatica con 10.000 scudi non viene adottata: richiede un riscontro specifico.

Il prospetto delle artiglierie

Anche queste cifre si riferiscono al confronto documentario con galee di epoca successiva, non a un inventario accertato della Galea del Leone. Si conservano le unità di peso del testo.

Artiglieria e munizioniCosto in fiorini
Cannone di metallo: 45 cantari, palle da 50 libbre617
Due sagri: 15 cantari ciascuno, palle da 10 libbre195
Due mezzi sagri: 6 cantari ciascuno, palle da 4 libbre164
Otto smerigli di bronzo: 3 o 4 cantari ciascuno, palle da 4–4,5 libbre329
Due mortai o petrieri: 6 cantari ciascuno, palle di pietra da 12 libbre164

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