Documento e ricerca · Personaggi di Trani
Raffaello Piracci e Trani, binomio indissolubile
Il ricordo di Rosalba Baldassarre Curci ripercorre insegnamento, ricerca storica, impegno civile e la lunga stagione del Tranesiere.
Quando un uomo ama la città in cui vive (era in realtà nativo di Vieste, città da cui si era trasferito in tenera età con la famiglia) tanto da volerne conoscere approfonditamente la sua storia passata e quella presente, crea con essa un binomio indissolubile così che nell’immaginario di quanti lo hanno conosciuto, Raffaello Piracci è diventato idealmente sinonimo di Trani.
Ma chi è stato veramente Raffaello Piracci? Quest’uomo che in tanti ricordiamo passeggiare in piazza della Repubblica, o per le vie cittadine, spesso con una sigaretta tra le labbra, era di certo figura emblematica della città, sempre a caccia di notizie che avrebbe poi puntualmente riportato sul suo indimenticabile Tranesiere. Ma ripercorriamo nelle linee generali la sua vita ed insieme cerchiamo di tratteggiare l’immagine di questo insigne personaggio, che ha percorso buona parte del XX secolo, lasciandoci segni tangibili del suo operato umano e culturale. Da ragazzo, poiché abitava in piazza Plebiscito, entrò in amicizia con i padri Barnabiti che, con la famiglia gli diedero la prima formazione religiosa e spirituale. Svolse le sue prime esperienze giovanili nell’apostolato della preghiera sotto la guida del padre Barnabita Erminio Maria Rondini, a cui nel 1987 dedicò un libro “sii benedetto o Padre”. Inoltre svolse apostolato anche nella catechesi educativa dei fanciulli, presso la chiesa del Carmine e, successivamente intensa attività nell’azione cattolica dal 1943 al 1957.
Nell’autunno del 1943, perdurando la forzata chiusura di tutte le scuole tranesi, per l’occupazione militare alleata degli edifici scolastici, il parroco don Aldo Martucci, organizzò dei veri e propri corsi didattici per scuole elementari e medie, Piracci, allora universitario, prestò con altri la sua volontaria collaborazione nella chiesa di S. Giuseppe.
Laureatosi nel 1946, insegnerà prima presso il collegio Davanzati dei padri Barnabiti, poi presso la scuola media Ettore Baldassarre, nel corso di un’attività didattica durata complessivamente quasi trent’anni dove evidenziò non solo le sue doti di pedagogo ma anche di educatore.
Tuttavia nel 1973 lascerà la scuola per dedicarsi completamente alla direzione del suo amato “Tranesiere” di cui parlerò in seguito. Ma dove profuse le sue maggiori energie, fu l’oratorio: “Apparizione” che fondò presso la chiesa rurale del Crocifisso. Qui lavorò senza risparmiarsi per curare la redenzione morale e sociale dei ragazzi difficili del rione denominato “Texas”. Dal 1973 al 1975 collaborò al bollettino interdiocesano dando il suo apporto per la redazione di una serie cronologica sulle fonti dei vescovi ed arcivescovi della Chiesa Particolare. Raffaello Piracci è stato anche un uomo politico, e nel quadriennio 52-56, come consigliere comunale e assessore alla pubblica istruzione, si interessò dei vari problemi della città e dal 1978 al 1980 ricoprì la carica di presidente del distretto scolastico Trani-Bisceglie.
Ha scritto molto: i suoi studi si indirizzarono dapprima verso gli antichi monumenti romani, successivamente si diressero verso la storia locale. Quindi il monumento più insigne di Trani la Cattedrale, gli statuti marittimi, i personaggi illustri, le vicende politiche e storiche della città, sia quelle antiche e, ancor più quelle contemporanee divennero l’oggetto delle sue più accurate ricerche. Nel 1991 scrisse anche storie di Santi come Annibale Maria di Francia che Trani aveva avuto l’onore di ospitare in concomitanza con la fondazione del primo istituto femminile della città per bambine povere e senza famiglia.
La stagione del Tranesiere
Dal 1959 al 1992 abbiamo la stagione feconda del Tranesiere, la sua creatura prediletta, e che, a ragione, egli definì il periodico tranese più duraturo del secolo. Nella prefazione del primo numero (gentilmente fattami pervenire insieme alle altre fonti da me consultate dal nipote dott. Franco Piracci residente in Bari) l’autore delinea il programma del suo giornale, che si basa su tre direttrici: far conoscere Trani, far amare Trani, far progredire Trani. Il nome dato al periodico fu preso a prestito da Il musichiere, fortunata trasmissione televisiva degli anni tra il ‘59 e il ’60. Il nome portò fortuna, se la vita del periodico costituisce la prova più significativa degli scopi per i quali sorse e si affermò. Il Tranesiere è stato un giornale attento alle manifestazioni della vita della città svolgendo un valido servizio di informazione anche per i tranesi non più residenti, ma ha dato anche un largo contributo alla conoscenza della storiografia locale, giacché ne costituisce una fonte primaria e insostituibile per le indagini storiche, ed anch’io più volte ne ho fatto ricorso.
Molti sono stati sin dall’inizio i suoi collaboratori tra i quali voglio ricordare i più attivi: i compianti dott. Benedetto Ronchi, infaticabile studioso nella sua carica di direttore della biblioteca comunale, e i professori Aurelio Carella e Umberto Ronco. Con questi ultimi spesso si incontrava per un più sapiente stretto scambio di idee e di proposte. All’inizio, l’Autore si avvalse per la stampa della collaborazione della tipografia Valdemaro Vecchi ma, in seguito a costo di grandi sacrifici, fondò a sue spese una vera e propria tipografia. Al tempo di questo ricordo, studenti delle scuole elementari e medie si recano in biblioteca per attingere notizie dalle copie de “Il Tranesiere” colà regolarmente depositate e per fare ricerche sui problemi antichi di Trani, sulle sue passate vicende politiche ed amministrative, sul suo folklore, sul suo dialetto ecc., ecc.
Il ricordo e l’eredità
Raffaello Piracci muore il 29 marzo 1994 nella nuova casa di via G. De Robertis 56 ma prima di morire espresse a monsignor Ciraselli che lo aveva assistito come amico e padre spirituale negli ultimi mesi di vita, il desiderio che le spoglie mortali fossero trasferite nella sua cattedrale per la messa esequiale, cosa che mons. Ciraselli fece puntualmente tessendo le lodi dell’illustre defunto.
Il ricordo associa idealmente la scomparsa dell’autore alla voce del Tranesiere. La stagione della rivista è però qui indicata nel 1959–1992, mentre Piracci morì nel 1994: sono due date da non confondere.
Per quanto su riferito si può dunque affermare, che il prof. Piracci ha lasciato un segno indelebile del suo passaggio in tutti i settori della società che sono stati interessati dal suo impegno e dalla sua multiforme attività che comprende anche la poesia. Tutti lo ricordiamo, ancora oggi, con grande stima come uomo, come educatore, cattolico, pubblicista, storico e politico. Egli modesto, oltre ogni limite, viveva profondamente il travaglio della poliedricità del suo io (cosa che si evidenzia in una delle sue liriche che ho voluto porre in calce a questo articolo [nota editoriale: la lirica richiamata non è presente nel testo disponibile]), invece solo quando si trovava di fronte a chi potesse capirlo di sotto la rigida armatura del docente faceva capolino lo storico ed allora il suo volto, spesso soffuso di un ombra vaga di malinconia, si animava ed appariva con l’entusiasmo tipico del ricercatore che pone in primo piano l’essere degli uomini: la loro storia.
Rosalba Baldassarre Curci