Profilo biografico · Ottocento e Novecento

Raffaele Perrone

Il vicario generale affiancò Petronelli ad Avellino e a Trani, partecipando alla mediazione che impedì la fucilazione degli ostaggi nel 1943.

Ritratto di Raffaele Perrone
Questo testo approfondisceIl 18 settembre 1943 a Trani: fatti e testimonianze

Raffaele Perrone nacque ad Arnesano il 15 giugno 1898. Fu vicario generale al fianco di Francesco Petronelli prima ad Avellino e poi a Trani, dove rimase fino alla morte dell’arcivescovo nel 1947. Il suo nome è legato all’intervento compiuto durante il rastrellamento del 18 settembre 1943.

La richiesta arrivata all’Arcivescovado

Le testimonianze sulla giornata restituiscono a Perrone un compito preciso nel passaggio fra la piazza e la casa vescovile. Isabella Terrafino, moglie dell’ostaggio Giovanni Quatera, aveva raggiunto l’Arcivescovado su sollecitazione di Giuseppe Pappolla. La testimonianza di monsignor Altobello ricorda una giovane donna che chiedeva al vicario, fra i singhiozzi, di parlare con il comandante tedesco.

Perrone avvertì Francesco Petronelli, che accettò subito di intervenire. I due si recarono nella piazza per perorare la causa degli uomini trattenuti. Il dettaglio mostra la funzione del vicario come interlocutore immediato dei familiari e collaboratore dell’arcivescovo, non soltanto come presenza accanto a lui.

Una mediazione condivisa

L’intervento si inserì nell’azione di più persone: Pappolla cercava di convincere il comandante dell’estraneità dei cittadini allo scontro avvenuto fuori città; Antonio Bassi poteva colloquiare in tedesco; Terrafino aveva portato la richiesta di aiuto. L’elenco dei catturati comprende 54 nomi, mentre cinquanta era il numero richiesto per la rappresaglia.

La centralità assunta nella memoria da Petronelli ha talvolta lasciato in secondo piano Perrone. Un profilo del professor Giuseppe Caione ha insistito sull’importanza del suo contributo, accostandolo a quello del presule. Si tratta di un giudizio sul ruolo dei protagonisti: le testimonianze vanno lette insieme, senza trasformare la ricostruzione in una graduatoria di meriti.

La pagina su Isabella Terrafino e le testimonianze chiarisce come la mediazione religiosa fosse stata sollecitata da una donna che cercava di salvare il marito e gli altri ostaggi.

Dopo l’esperienza tranese

Dal 1948 al 1958 Perrone fu vicario generale della diocesi di Oria. Si ritirò poi ad Arnesano, la città natale, dove morì il 24 novembre 1960. Il percorso unisce quindi tre esperienze diocesane, Avellino, Trani e Oria, senza esaurirsi nel solo episodio del 1943.

Il ricordo del suo intervento appartiene anche al dibattito successivo sui riconoscimenti attribuiti ai mediatori. Il testo biografico non documenta una decorazione personale da assegnargli: conserva invece un’azione precisa, quella di ascoltare la richiesta, avvertire Petronelli e recarsi con lui a chiedere la liberazione.

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