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San Basilio, la penitenza e la chiesa di Sant’Andrea
Il legame di Sant’Andrea con la tradizione greca e una lettura della disciplina penitenziale antica.
La chiesa di Sant’Andrea conserva nella memoria di Trani un legame con il rito greco. La sua atmosfera raccolta ha alimentato racconti sulla liturgia e sulla penitenza antica. Per leggerli correttamente occorre distinguere la tradizione della chiesa locale dalle norme generali attribuite a Basilio di Cesarea.
Regola monastica e canoni penitenziali
Il titolo tradizionale “La regola di san Basilio” riuniva sotto una sola espressione contenuti diversi. Le prescrizioni sulle colpe e sui tempi della penitenza si trovano nelle lettere canoniche di Basilio; non costituiscono, da sole, una prova delle pratiche effettivamente seguite a Sant’Andrea in una determinata epoca.
Il percorso di riammissione
Nella Lettera 217 ad Anfilochio, il canone 56 descrive per l’omicidio volontario un percorso di vent’anni: quattro fuori dalla chiesa, cinque tra gli uditori, sette tra i prostrati e quattro in preghiera con i fedeli, ma senza comunione. Solo dopo segue la riammissione sacramentale. È importante non invertire prostrati e consistenti, come avveniva nella precedente trascrizione.
- Lagrimosi: chiedono preghiere presso l’ingresso.
- Uditori: ascoltano le letture e poi si ritirano.
- Prostrati: partecipano alla preghiera in una condizione penitenziale distinta.
- Consistenti: pregano in piedi con i fedeli senza ancora ricevere la comunione.
Altri canoni indicano sette anni per la fornicazione, quindici per l’adulterio e dieci per lo spergiuro; per il furto distinguono la confessione spontanea dalla colpa scoperta da altri. Per l’apostasia il testo contempla una penitenza protratta sino al termine della vita. Basilio precisa anche che conta il pentimento, non una durata applicata meccanicamente.
La descrizione tramandata a Trani
Il racconto locale aggiunge una scena di penitenza pubblica all’inizio della quaresima. La riportiamo come descrizione tradizionale: la copia disponibile non identifica il documento che ne dimostrerebbe lo svolgimento a Sant’Andrea. Non è quindi corretto presentarla come cronaca certa della chiesa tranese.
Quando la penitenza era pubblica bisognava andare dal sacerdote penitenziere, che prendeva per iscritto il nome del peccatore il quale, nel primo giorno di quaresima, era tenuto a presentarsi davanti la porta della chiesa in abiti poveri.
I nomi dei peccatori erano affissi sulla porta della chiesa con l’indicazione del peccato commesso. I peccatori, entrati nella chiesa, ricevevano dalla mano del prelato le ceneri sulla testa e il cilicio per coprirle.
Dopo le preghiere di rito il sacerdote scacciava dalla chiesa il peccatore non senza prima averlo esortato a sperare nella misericordia di Dio.
Nei giorni di festa i penitenti si presentavano presso la chiesa dove venivano ammessi per sentire le letture ed i sermoni, subito dopo dovevano uscire.
Il testo ricorda inoltre penitenze svolte in segreto, soprattutto quando rendere pubblica una colpa avrebbe messo in pericolo la persona. Anche questa indicazione appartiene al quadro generale ricostruito dal racconto.
La liturgia nel racconto locale
La narrazione prosegue descrivendo la disposizione dei partecipanti, la progressiva uscita di alcuni gruppi prima dell’Eucaristia, la distribuzione del pane e gli incensi orientali. L’ammissione di cristiani, ebrei e musulmani, riferita nel brano, non va scambiata per un dato verificato sulla comunità di Sant’Andrea: manca un riferimento locale datato.
Alle funzioni religiose,esercitate con la magnificenza e la ritualità del rito greco, erano ammessi tutti, cristiani, ebrei e musulmani, però nella chiesa andava rispettato l’ordine: gli uomini da una parte e le donne dall’altra.
Poi la gente prendeva posto secondo l’età, con i bambini avanti le madri, ed i giovanetti per ultimi, mentre i peccatori si ponevano in fondo sulla sinistra.
I bambini non battezzati non potevano prendere parte alle funzioni religiose.
Prima dell’Eucaristia, dopo aver pregato per gli infedeli, si facevano uscire gli Uditori, gli ebrei e i musulmani. Poi si pregava per gli Energumeni e li si faceva uscire; lo stesso per i penitenti.
Solo il popolo in grazia di Dio poteva assistere all’Eucaristia; essa consisteva nel benedire e consacrare il pane portato dai fedeli, pane che molte volte riempiva tutto l’altare; al centro vi era il Santo Calice ed il pane era distribuito a tutti a pezzi, non senza aver prima invocato: Vi è chi abbia qualcosa contro alcuno?; Vi ha qui qualcuno che finga?; Vicendevolmente abbracciatevi.
Agli uomini il pane veniva posto tra le mani mentre alle donne veniva posato su di un panno di lino bianco.
A coloro che per causa di forza maggiore erano assenti alla funzione, in segno di Comunione, per mezzo dei fedeli, veniva inviato il pane benedetto ma non quello consacrato.
Subito dopo l’Eucaristia si bruciavano in senso di ringraziamento gli incensi odorosi che provenivano dalle terre di Oriente.
Come leggere questa memoria
Il valore della pagina sta nel rapporto fra spazio sacro e memoria cittadina. I canoni documentano una disciplina antica; la descrizione liturgica conserva il modo in cui quella tradizione è stata raccontata a Trani. Tenere distinti questi due livelli permette di conoscere la chiesa senza attribuirle pratiche non dimostrate.
Riferimento per la disciplina penitenziale: Basilio di Cesarea, Lettera 217 ad Anfilochio, in particolare i canoni 56–64, 73–74 e 84.