Luogo da scoprire · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete
Polignano a Mare: storia, borgo e costa
Dalle testimonianze di Santa Barbara alle visite dei sovrani, un percorso fra borgo, grotte marine, festa di San Vito e cucina.
La città vecchia è arroccata su uno sperone di roccia calcarea che si affaccia sul mare. Qui il tempo pare si sia fermato, le piccole vie e le piccole piazze profumano di tradizioni.
L'economia locale ha una forte tradizione agricola, alla quale si affiancano turismo e piccola pesca. Gli approdi della costa hanno avuto funzioni diverse nel tempo.
Dalle testimonianze preistoriche alla città medievale
Polignano ha una storia molto antica: nella frazione di Santa Barbara sono state rinvenute tracce di presenza umana, risalenti al Neolitico. Secondo alcuni studiosi, l'antica città greca di Neapolis potrebbe essere una delle due colonie che, nel IV secolo a.C., Dionigi II di Siracusa fondò sulle coste adriatiche e da cui ha preso origine Polignano. Indagini archeologiche hanno rivelato l'esistenza di un villaggio risalente all'età del bronzo che, grazie alla sua posizione e agli approdi naturali, divenne un importante scalo portuale. Una ricostruzione tradizionale collega l'arrivo degli Iapigi, collocato nel II millennio a.C., allo spostamento degli abitanti verso lo sperone roccioso dell'attuale centro storico. Tempi e dinamiche di questo trasferimento richiedono però riscontri archeologici specifici.
Agli inizi del III secolo a. C., la zona di Polignano divenne importante punto strategico per la potenza di Taranto, con cui aveva intessuto rapporti commerciali, come attestato da alcuni pezzi del corredo funerario di una tomba scoperta nel giardino vescovile, ed aperta alle indagini dal Vescovo, Monsignor Mattia Santoro, nel 1785. Fu importante stazione e fiorente centro di traffici per i romani, venendosi a trovare sulla via Traiana, tratto dell'itinerario fra Roma e Brindisi.
Nel VI secolo, Polignano fu sotto la giurisdizione dell'Impero d'Oriente nel contesto politico e culturale bizantino. Con l'avvento dei Normanni, che dominarono fino al 1194, il prestigio del paese crebbe, grazie anche all'opera dei Benedettini, presenti con due monasteri. La dominazione angioina rese ancora più fitti i rapporti commerciali con altri centri costieri e molti uomini d'affari e mercanti, anche veneziani, elessero Polignano a loro dimora.
Le visite dei sovrani
Il paese fu più volte meta di visite reali: nel 1797, Re Ferdinando, accompagnato da sua moglie e da suo figlio, vi si fermò durante il viaggio per Lecce e, dopo 10 anni anche il Re Giuseppe Bonaparte vi fu ricevuto con grandi feste. Abolita la feudalità, Gioacchino Murat volle visitare il Regno di Napoli, compresa Polignano, per potenziarne le capacità militari.
Il borgo, Porta Grande e le terrazze
Entriamo nel borgo antico di Polignano attraverso l’Arco Marchesale, conosciuto anche come Porta Grande. Tale porta era l’unico accesso alla città che disponeva di un articolato sistema difensivo, infatti era chiusa da due porte intercalate da una grata scorrevole nonché da un ponte levatoio che sormontava un burrone naturale quale la lama. L'esistenza di questi mezzi di difesa è documentata dai fori dei cardini delle porte e dalle fessure per lo scorrimento della grata metallica. Attraversato l’arco ci troviamo in un dedalo di viuzze, vicoli e piazzette coronati da locali, negozi e ristoranti caratteristici fino ad arrivare su tre terrazze a picco sul mare. Le terrazze richiamano anche Domenico Modugno, nato a Polignano e celebre interprete di Nel blu dipinto di blu. Il legame del cantante con la città è certo; l'idea che la canzone sia nata proprio osservando questo panorama è invece una suggestione.
Lama Monachile, la chiesa Matrice e San Vito
Lama Monachile, subito a nord del centro storico, permette di leggere più fasi della viabilità: il percorso antico è collegato alla via Traiana, mentre il grande ponte panoramico è di epoca borbonica, realizzato nell'Ottocento. La chiesa Matrice, intitolata a Santa Maria Assunta, si affaccia sulla piccola piazza nel cuore del centro storico. Fu cattedrale fino al 1818, quando la diocesi venne aggregata a quella di Monopoli.
Nella frazione di San Vito, sulla costa a nord del paese, il complesso dell’abbazia dei Benedettini sorge a ridosso del porticciolo.
La costa e le grotte
Il paesaggio di Polignano è caratterizzato da una costa alta e a tratti frastagliata ricca di grotte, sulla quale sboccano numerose lame. La più vistosa è Lama Monachile, una profonda insenatura a ovest del centro storico, il cui nome è tradizionalmente collegato alla foca monaca. Lungo la costa, sono numerose le grotte marine che hanno un interesse naturalistico notevole. Formatesi attraverso l’azione erosiva delle acque, il vento e soprattutto attraverso il fenomeno carsico queste grotte fanno della costa polignanese una meta per l'osservazione dell'ambiente marino. Escursioni e immersioni richiedono condizioni del mare favorevoli e operatori qualificati; grotte e scogliere vanno avvicinate secondo le disposizioni locali. Le più caratteristiche sono: la grotta delle Rondinelle, la grotta dell’Episcopina, il cui nome è collegato dalla tradizione a cunicoli verso la chiesa Matrice, la grotta della Chiangella, il cui nome è spiegato da un racconto sul pianto delle madri per le figlie rapite durante incursioni saracene, la grotta delle Monache, legata al ricordo di bagni appartati delle religiose.
Una storia distinta accompagna la Grotta Palazzese. Si racconta che la regina Giovanna d’Angiò durante una sua visita, fu estasiata dalla bellezza di questa grotta tanto da concedersi qualche ora di intima felicità. Fu Giuseppe Leto, nel 1713, a dare risalto e valore alla Grotta Palazzese, incamerandola nei propri beni per trasformarla in un luogo intimo dove potersi sollazzare, collegandola attraverso una stretta scala scavata nella roccia al palazzo Marchesale, da qui il nome di grotta Palazzese. La grotta è stata destinata anche alla ristorazione; per accedervi occorre verificare le modalità previste dal gestore.
La festa patronale di San Vito
La festa tradizionale di San Vito si articola dal 14 al 16 giugno. Il racconto seguente ne descrive lo svolgimento consueto; il programma della singola edizione può variare, anche per le condizioni del mare.
Il 14 giugno, vigilia della festa del Santo, è caratterizzato dalla “sagra a mare”, una caratteristica e suggestiva processione via mare, attraverso la quale la statua del Santo viene trasferita dalla frazione di San Vito in città.
Il Santo sbarca a Cala Paura, una caletta naturale di Polignano, e dopo la tradizionale consegna delle chiavi da parte del Sindaco viene portato in processione per le vie della città per poi essere collocato su di un altare in piazza Vittorio Emanuele. Qui la gente fa visita al Santo e porge le proprie preghiere per tutta la notte fino a quando il 15 giugno, giorno culmine della festa, il Vescovo celebra la Santa Messa sul monumentale altare costruito per l’occasione in onore del Patrono di Polignano a Mare.
Dopo si snoda la processione del Braccio del Santo per le vie del paese, alla quale partecipano numerosissimi fedeli ed autorità civili e religiose.
Il 16 giugno si chiude la festa con un'altra splendida processione con la quale il Santo “discende” dall'altare e rientra nella Chiesa Matrice. La festa patronale è anche l’occasione in cui tanti polignanesi che vivono oltreoceano fanno temporaneo ritorno al paese, rinnovando il legame con la tradizione.
Tradizione culinaria
La cucina di Polignano rispecchia un po’ la tradizione culinaria della costa che va da Bari a Brindisi. Anche qui troviamo la regina incontrastata della cucina barese, l’orecchietta con la cima di rapa, nonché la tiella di riso, patate e cozze. Fra i piatti di carne figurano le "braciole alla barese", involtini di vitello farciti con prezzemolo, pecorino e peperoncino. Dalla tradizione marinara la cucina polignanese ha ereditato zuppe di pesce e preparazioni di frutti di mare; la cottura è la scelta più prudente per ridurre i rischi sanitari, mentre da quella contadina proviene la frisedda, tipico tarallo schiacciato cotto due volte e condito con olio, pomodoro, aglio e origano, oltre a focacce, calzone, panzerotti ripieni, petole ed i classici taralli.
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