Storia e documenti · Trani e il mare
La paranza di Trani e l’ufficio portuale
Dai controlli sulle merci alla Maria di Costantinopoli descritta da Hennique: istituzioni e barche del porto.
L’ufficio della paranza
L'ufficio della paranza di Trani aveva giurisdizione sulla marineria di Trani, Barletta, Santo Spirito, attraverso l'esercizio del controllo doganale delle merci in arrivo e partenza, ai fini dell'esazione dei dazi.
L'Ufficio aveva un responsabile, con il grado di capitano e si avvaleva, a rotazione, di soggetti scelti tra la marineria locale che nel 1741 venivano compensati con una paga di trentacinque carlini per ogni turno di sentinella.
Oltre ai predetti compiti, il personale veniva addestrato a compiti di trasporto delle derrate dalla nave al magazzino e viceversa, con un compenso di sette ducati. Il salario veniva fissato annualmente dalla Regia Camera, mentre l'assunzione avveniva sotto la responsabilità del Capo paranza, che rivestiva la qualità di un Ufficiale del Regno.
L'Ufficio era localizzato nei pressi della Chiesa di Santa Teresa, ove ancora oggi sulla facciata prospiciente il porto si legge l'antica epigrafe "Mazza Santa Teresa" indicante il punto dell'antico "caricatoio".
La Maria di Costantinopoli
La paranza tranese aveva le caratteristiche della paranza di mare aperto, era di costruzione robusta e veniva impiegata in campagne da pesca di vari mesi in Albania, in Grecia ed anche nelle più lontane coste del Mediterraneo orientale o del Nord-Africa. La stazza variava dalle cinque alle trenta tonnellate con una lunghezza dai dieci ai trentadue metri. La sua caratteristica era rappresentata dalla larghezza e dalla prora estremamente arrotondata.
Una particolareggiata descrizione della paranza di Trani ci viene offerta dal Comandante della fregata francese, Capitano Hennique, che al largo delle coste della Tunisia aveva incrociato la "Maria di Costantinopoli" una bella barca di Trani, tanto da farne oggetto di uno studio meticoloso.
Misure, timone e vele
La paranza aveva uno scafo tondo, con basso rapporto tra lunghezza e larghezza, e piatto (3 a 1 il rapporto tra baglio e puntale). Le dimensioni che l'Hennique riprese furono le seguenti: 12 metri di lunghezza, 4,2 di larghezza e 1,3 di puntale. La barca pescava 0,7 metri e la sua stazza era di 13 tonnellate. L'equipaggio era formato da 10 uomini più il mozzo.
Il timone dell'imbarcazione, che fu l'elemento in cui si concentrò maggiormente l'attenzione del Comandante francese era lungo 4,55 metri, pescava molto più dello scafo e aveva una superficie pari a un terzo del piano di deriva laterale. Il timone, rientrando in porto, o in presenza di bassi fondali, veniva sollevato utilizzando uno dei due paranchi di sartia che sostenevano l'albero da ciascun lato. Se causa maltempo, la paranza perdeva il timone, lo scafo correva il pericolo di capovolgersi in quanto era diminuita notevolmente la resistenza allo sbandamento per la mancanza di una vasta superficie immersa che agiva in qualità di piano di deriva.
La barca armava la sola vela latina, ma con il vento in poppa armava un polaccone su un tangone tenuto a piè d'albero su una bitta sul capo di banda, inoltre la barca era dotata di quattro banchi da remo, due accoppiati e due singoli a prora e poppa.
Decorazioni e simboli
La bellezza della barca con le sue linee d'acqua, ma anche per le sue decorazioni indusse l'Hennique a ritrarla in quattro acquerelli. All'interno della prora la barca portava l'anno di costruzione 1871 con sopra il disegno di una croce posta tra due "occhi", mentre all'esterno il disegno dei grandi occhi si faceva più pronunciato e realistico, lungo le fiancate correvano dei disegni di pesci in senso inverso alla prua. L'uso di collocare un simbolo sacro all'interno della prora rinveniva da una consuetudine antichissima, recepita negli "Ordinamenta Maris per consules tranensis"
La ricostruzione collega inoltre questa consuetudine alle zone di asilo del mondo greco: ai tempi dei greci che per opporsi al diritto di rappresaglia, la sylai greca, che rappresentava una grave limitazione all’espandersi di commerci, avevano creato zone franche, normalmente nei pressi dei santuari, l’asylai, in cui tale diritto non poteva esercitarsi.
Il marinaio, aggredito dal padrone, ponendosi a prua della nave, era indenne da ogni violenza, e se la stessa veniva esercitata poteva legittimamente difendersi sino ad uccidere l'aggressore senza alcuna responsabilità.
La vela latina aveva strani disegni, un regio carabiniere a cavallo, un’ape in basso, la scritta "TRANA" verso l'angolo di poppa.