Storia e documenti · Trani e il mare

La pesca al paro

La rete trainata da due barche, le manovre coordinate e la ripartizione del pescato nella marineria storica.

Immagine storica del porto di Trani
Questo testo approfondisceLa paranza tranese: barche, uomini e mestieri

La pesca al paro richiedeva che due equipaggi lavorassero come un unico gruppo. La descrizione seguente riguarda attrezzature e consuetudini storiche: non è una guida alla pesca attuale né un’indicazione sulle tecniche oggi ammesse.

Le reti e il loro lessico

Le reti per la pesca marina sono in filo di canapa (o anche di lino, cotone, seta) ritorto e colorato rosso-bruno mediante la tannatura, che viene poi ripetuta 8-10 volte all'anno. Questi fili sono incrociati e annodati in modo da lasciare degli spazi liberi (a quadrato o a losanga) detti maglie. Lato è il tratto di filo tra nodo e nodo; il lume è l'ampiezza della maglia; lato e lume variano non solo da rete a rete, ma da un punto all'altro della stessa rete.

Formato un panno di rete, lo si arma fissando alle armature, superiore e inferiore, con nodi speciali, i cavi, i sugheri e il piombo per poterlo usare.

Il sacco, le braccia e i cavi

La rete per la pesca al paro o paranza è formata da un sacco conico lungo m. 20-30, compreso tra due pareti dette "braccia" o "vanne", lunghe da m. 50 a 120 e terminanti ciascuna con una stazza di legno destinata a tenerle aperte, in modo da fare ala alla bocca della rete in trazione.

Alla stazza è unito per davanti un sistema di corde o mazzette di sparto attorcigliate tra loro e convergenti ciascuna a un grosso cavo di canapa, lungo da 800 a 1000 metri, con il quale la rete è rimorchiata. Il sacco in pesca draga il fondo con la parte inferiore, mentre la parte superiore è tenuta sollevata da sugheri.

Con esso si catturano i pesci di fondo, i quali, impauriti per l'intorbidimento dell'acqua causato dallo strisciamento delle mazzette sul fondo, si sollevano e, mentre tentano di fuggire, incontrano le bande che li convogliano verso la bocca della rete avanzante.

Il coordinamento delle due barche

La paranza è manovrata da due barche accoppiate che possono essere oltre alle paranze, anche tartane, bragozzi, ecc. La manovra è diretta dalla barca di sopra vento. Il buon fine della pesca dipendeva dall’abilità degli equipaggi che dovevano agire in modo sincrono. La battuta iniziava con le due paranze accostate che provvedevano a filare in mare i lunghi cavi cui era tenuto il sacco.

La paranza di sopravvento provvedeva ad impartire le manovre, mentre quella di sottovento calava la rete all’unisono con l’altra paranza. Quando la rete era ben traversata iniziava la lenta navigazione regolando le vele all’unisono per evitare eccessivi divaricamenti della rete; Improvvisi mutamenti di vento o di bonaccia, potevano causare la perdita della pescata ed allora si era costretti a ricominciare.

Il recupero del pescato

Il ritiro della rete oltre a destrezza, richiedeva un notevole sforzo fisico, ed i cavi di recupero andavano alati in perfetta congiunzione tra l’abilità dei timonieri, e gli addetti alle manovre.

Una volta recuperato il divergente che faceva da apertura, le paranze convergevano in modo da arrivare al recupero del sacco perfettamente appaiate, in quel momento veniva passato un cavo alle estremità del sacco e lo stesso veniva issato a bordo della paranza di sottovento a mezzo di un paranco issato sull’albero. Le manovre erano dirette su ciascuna paranza dal “sopravvento” che era il capobarca-armatore e dal “sottovento” che equivaleva al nostro secondo.

Mozzetta, piattina e ripartizione

Dalla pescata dipendeva la vita del marinaio e della sua famiglia, il pesce una volta rovesciato il sacco veniva selezionato in base alla qualità, per la vendita, e quello meno pregiato costituiva la parte, che si distingueva in “mozzetta” la quota di pesce che veniva ripartita tra i pescatori per il proprio utilizzo, mentre all’armatore spettava un’altra parte detta la “piattina”.

Il ricavato netto della pescata, escluse le spese, veniva ripartito nella misura di 12 o 14 parti all’armatore ed il resto all’equipaggio. Ai mozzi solitamente competeva da tre quarti a un quarto di parte.

Le dimensioni economiche negli anni Venti

Il pescato annuo di una coppia di paranze negli anni Venti del Novecento si aggirava sui 120-150 quintali ed era costituito, per quanto riguarda la pesca lungo le coste, sino al Gargano, da triglie, calamari, seppie, merluzzi, sgombri, alici, sardelle, raia, pesce palombo, polpi, cicale e da un miscuglio di pesciolini detto “fragaglia”. Il costo di una coppia di paranze, di media dimensioni, in tale periodo si aggirava sulle 60-90 mila lire, mentre il valore del pescato, nel pari periodo, ascendeva tra le 60 e le 75 mila lire.

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