Storia e documenti · Trani e il mare

L'arte del navigare e i mezzi di salvataggio

Stelle, venti, devozioni e antichi rimedi: il patrimonio di esperienza dei marinai, distinto dalla sicurezza in mare di oggi.

Pescatori miracolati
Questo testo approfondisceLa paranza tranese: barche, uomini e mestieri

L’esperienza dei marinai si formava osservando il cielo, il vento e il mare. Le regole popolari e i rimedi qui ricordati sono testimonianze storiche, non previsioni meteorologiche affidabili o procedure di soccorso. Non vanno riprodotti versamenti di oli o altre sostanze in mare, né sostituiti con essi gli strumenti e le dotazioni di sicurezza.

Orientarsi senza strumenti

Il racconto descrive paranze senza strumenti di navigazione, neppure la bussola. Le informazioni correvano con il vento tra la paranza che andava e quella che tornava.

A volte si avvistavano rottami o cadaveri e dai segni apposti sulla barca si riconosceva la sfortunata famiglia. Erano le stelle ed il sole ad indicare la rotta, mentre le nuvole ed il vento ne indicavano il pericolo.

Leggere il cielo e il mare

L'arte del navigare si acquista con l'esperienza attraverso l'osservazione della natura che circonda il marinaio: quando è notte occorre leggere la luna che a seconda della posizione del suo quarto, in orizzontale o in verticale, annuncia cattivo o buon tempo, o dal colore, rossastro che annuncia vento, ceruleo pioggia, lucente buona navigazione.

Mentre di giorno occorre osservare il sole, che con il suo luccichio annuncia vento, o quando è pallido la pioggia.

L'aria, le nuvole ed il mare, con i loro colori, forniscono informazioni al navigante, e per sapere il tempo i nostri marinai guardano il Gargano: di lì si preannunciano le bufere ed i forti venti di tramontana o il bel tempo.

Il volo dei gabbiani preannuncia il tempo, che secondo i nostri marinai diviene burrascoso quando i gabbiani si posano nelle acque del porto. I tramonti preannunciano il tempo per il giorno successivo, la foschia il vento, e quando il vento rappresentava l'unica forza motrice, conoscerlo significava raggiungere il porto voluto.

Ma per navigare occorre conoscere il percorso del sole, conoscere le costellazioni, ma soprattutto sapere dove andare, con chi andare, e come andare. Per questo gli equipaggi delle nostre barche erano formate da intere famiglie che rafforzavano il vincolo di solidarietà che rende unito e responsabile un equipaggio.

Devozioni e confraternite

I mezzi di salvataggio a bordo erano costituiti da una piccola riserva di olio rancido, e sovente da una boccettina di olio che i marinai avevano precauzione di portare con sé appesa alla cintola, e in casi estremi dalla invocazione ai Santi Patroni. L'uso della invocazione ai Santi Patroni risale a tempi antichissimi e lo troviamo già testimoniato nel VIII secolo da Michele Archimandrita che nel de nautis riporta il miracoloso intervento del Santo in favore di marinai in procinto di perdersi.

A Trani era uso dei marinai essere costituiti in confraternita presso la chiesa di Santa Maria dei Bianchi, allocata nei pressi dell'attuale chiesa di San Domenico. Successivamente, a seguito della demolizione della predetta chiesa, i padroni di barca e i marinai fecero parte della confraternita della Madonna del Carmine, alla cui devozione sono profondamente legati.

L'invocazione alla miracolosa Madonna del Carmine è attestata dai numerosi ex voto presenti presso la confraternita a testimonianza dei numerosi interventi che la fede popolare della marineria attribuisce alla venerata immagine.

Altra invocazione era quella delle anime benedette del purgatorio, ancora oggi il nome è ricorrente e molte volte viene posto a poppa dell'imbarcazione al momento del varo.

L’olio nelle pratiche antiche

Anche l'uso di utilizzare l'olio per calmare le acque agitate venne adoperato sin dagli antichissimi tempi: il filosofo Stagiarita ne registra la costumanza da parte dei pescatori dell'epoca. Ed ancora oggi è uso da parte dei pescatori di polipi, lungo la riviera di Santa Maria di Colonna, l'utilizzo dell'olio per rendere liscia e trasparente la superficie del mare per poter meglio mirare al fondo.

Versando una minima quantità di olio, il colpo di mare frangente cambia in una ondulazione di mare lungo per effetto dell'opposizione che l'olio svolge sulle particelle liquide della superficie del mare, che diversamente si disgregherebbero sotto l'influenza del vento dando luogo alla formazione del frangente.

Una goccia di olio posta sulla superficie dell'acqua assume una forma lenticolare assottigliandosi sempre di più e spandendosi sopra l'acqua ricoprendone la superficie in modo esteso.

I migliori oli sono quelli di foca, di lino, di cotone, pur tuttavia nella pratica marinaresca s'impiegava l'olio comune per i servizi di bordo. L'olio di oliva è ottimo, specialmente per la sua spiccata rapidità di propagazione, ma anche la liscivia di sapone è altrettanto efficace per impedire la formazione delle onde.

L'utilizzo dell'olio, oltre che nel classico caso di uomo a mare, veniva utilizzato con vantaggio nell'ammainare la vela in presenza di frangenti, nel mantenersi sopra un'ancora di fortuna, nel traversare marosi e frangenti ed infine nelle manovre di salvataggio.

Era l'esperienza marinara dell'equipaggio che ne decideva l'uso a seconda che si stava fuggendo dinnanzi ad un fortunale, o che si navigasse con mare grosso, o che si stesse navigando a mezza nave con fortunale e mare grosso al traverso, o che si dovesse procedere ad un rimorchio con mare grosso per evitare la rotture delle gomene e per alleviare il tormento della barca rimorchiata.

Per tale specifico uso era costume dei marinai tranesi far benedire la propria boccetta di olio prima di intraprendere una campagna di pesca, facendo assumere allo stesso la natura di "olio benedetto" da utilizzare in caso di estremo pericolo.

La tradizionale attribuzione dell’invenzione della bussola a Flavio Gioia, presente nella precedente versione, non è un dato storico attendibile: il Museo Galileo lo identifica come personaggio mai esistito. Il riferimento è stato quindi distinto dalla descrizione degli usi marinari.

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