Profilo biografico · Ottocento e Novecento

Francesco Petronelli

Dalla formazione leccese all’Arcidiocesi tranese, il percorso del presule e il suo intervento nella mediazione per liberare gli ostaggi del 1943.

Ritratto di Francesco Petronelli
Questo testo approfondisceIl 18 settembre 1943 a Trani: fatti e testimonianze

Francesco Petronelli nacque a Lecce il 26 luglio 1880. Ordinato sacerdote nel 1903, conseguì la laurea in Teologia nel 1908 e dal 1915 fu parroco della Cattedrale di Lecce. La biografia locale data al 1929 la nomina ad Avellino, mentre la cronotassi di quella diocesi indica 1928; nel 1939 passò all’Arcidiocesi di Trani, Nazareth e Barletta.

Il passaggio da Avellino a Trani

Accanto a Petronelli operò il vicario generale Raffaele Perrone, che lo affiancò prima ad Avellino e poi a Trani. Questa continuità aiuta a comprendere il rapporto fra i due ecclesiastici e la prontezza con cui agirono durante la crisi del settembre 1943.

Il momento decisivo della memoria tranese di Petronelli fu il rastrellamento del 18 settembre. Cinquanta era il numero richiesto dall’ordine di rappresaglia, mentre l’elenco tramandato dei catturati comprende 54 uomini. Il presule raggiunse la piazza in cui erano trattenuti e chiese che fossero risparmiati.

La richiesta di aiuto e la mediazione

Il racconto di Franco Di Pinto ricostruisce il ruolo di Isabella Terrafino, moglie dell’ostaggio Giovanni Quatera. Su invito di Giuseppe Pappolla, la donna raggiunse l’Arcivescovado in via Beltrani per sollecitare un intervento. La testimonianza di monsignor Altobello ricorda la richiesta rivolta al vicario, che avvertì subito l’arcivescovo.

Petronelli e Perrone si recarono quindi nella piazza. L’intervento religioso si affiancò all’azione civile di Pappolla e a quella di Antonio Bassi, che conosceva il tedesco. Le ricostruzioni differiscono nel peso attribuito ai singoli protagonisti e alle decisioni del comando germanico: il ruolo dell’arcivescovo si comprende meglio entro questa rete di iniziative.

Fra gli ostaggi figurava anche don Tommaso Maggi. Una testimonianza ricorda che Petronelli, dopo aver benedetto i presenti, lo condusse con sé. È un particolare che restituisce concretezza alla scena e va distinto dall’esito generale della liberazione, alla quale concorsero più persone.

La morte e la memoria cittadina

Petronelli morì il 16 giugno 1947. Una grande partecipazione popolare accompagnò l’ultimo saluto alla salma, segno del rapporto costruito con Trani. Negli anni si è discusso se la Medaglia d’argento al valor militare riconoscesse pienamente il suo impegno.

Questa decorazione individuale non coincide con la Medaglia d’argento al merito civile conferita nel 1998 alla città per i soccorsi dopo il bombardamento di aprile. Distinguere i due riconoscimenti permette di non sovrapporre episodi diversi del 1943. Il nome di Petronelli resta legato soprattutto al tentativo di salvare gli uomini elencati nella pagina dei 54 ostaggi.

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