Documento e ricerca · Ottocento e Novecento
I 54 ostaggi del 18 settembre 1943
I nomi degli uomini rastrellati il 18 settembre 1943 restituiscono la dimensione personale di una vicenda ricordata a lungo con un numero inesatto.
A cura di Alessandro Bove.
Il rastrellamento del 18 settembre 1943 coinvolse 54 uomini. Nella memoria cittadina si parlò a lungo di cinquanta ostaggi: quel numero corrispondeva all’ordine di rappresaglia, mentre i nomi tramandati dalle lapidi e dalle ricerche locali sono cinquantaquattro. La distinzione permette di restituire a ogni persona il proprio posto nella storia della giornata.
L’elenco degli ostaggi
- Maggi don Tommaso
- Amorese Alfonso
- Amorese Giuseppe
- Arnao Ugo
- Baffi Federico
- Barbaro Enrico
- Bassi Antonio
- Berardi Tommaso
- Calò Ugo Foscolo
- Cancelli Nicola
- Cangiano Roberto
- Caputo Domenico
- Colucci Michele
- Cullino Michele
- De Martino Giuseppe
- De Palma Nicola
- Di Comito Francesco
- Di Donna Domenico
- Di Filippo Luigi
- Di Geso Francesco
- Di Mauro Paolo
- Fabiano Domenico
- Graziano Gerardo
- Iacobbi Michele
- Laurora Nicola
- Lisi Michele
- Longo Damiano
- Marciano Rocco
- Marcone Cataldo
- Mastrornauro Vincenzo
- Mongelli Giacinto
- Mongelli Giuseppe
- Moscatelli Vincenzo
- Moscatelli Ugo
- Nestore Amleto
- Palmieri Nicola
- Palumbo Orazio
- Pappalettera Michele
- Piazzolla Ruggiero
- Quaglietta Roberto
- Quatera Giovanni
- Ricci Nicola
- Ricco Antonio
- Rizzato Antonio
- Ruggiero Giuseppe
- Scandamarro Giuseppe
- Scandamarro Michele
- Tamburrano Giuseppe
- Tamburrano Vincenzo
- Testa Giacomo
- Tortosa Ottavio
- Tricarico Nicola
- Turolla Remigio
- Zannini Ercole
Persone e testimonianze
L’elenco comprende lo scultore Antonio Bassi, coinvolto anche nella mediazione perché conosceva il tedesco, e don Tommaso Maggi, ricordato nelle testimonianze sull’intervento dell’arcivescovo. Giovanni Quatera era il marito di Isabella Terrafino, che raggiunse l’Arcivescovado per chiedere aiuto. I nomi collegano così il rastrellamento alle iniziative di familiari, religiosi e rappresentanti civili.
Il tentativo di evitare la fucilazione coinvolse Giuseppe Pappolla, Francesco Petronelli e Raffaele Perrone, insieme a Bassi e Terrafino; l’esito dipese dalle decisioni dei militari tedeschi. La pagina che spiega perché gli ostaggi furono 54 e non 50 distingue il conteggio nominativo dal numero stabilito per la rappresaglia.
La memoria oltre il 1943
Tre nomi ricompaiono nella cronaca del 7 marzo 2012: Giuseppe Scandamarro, Luigi Di Filippo e Ugo Moscatelli incontrarono l’ex paracadutista tedesco Heino Niehaus in piazza della Repubblica. Quel momento di riconciliazione mette in relazione l’elenco con persone che poterono ancora raccontare ciò che avevano vissuto.
La lettura dei nomi non richiede di attribuire a tutti un mestiere, un’età o un comportamento che non conosciamo. Il loro valore documentario sta anche nel conservare le identità senza colmare con supposizioni le parti della biografia rimaste ignote.
Furono 54 e non 50
Gli ostaggi del 18 settembre 1943 ricordati dalle lapidi tranesi sono 54. La cifra di cinquanta, rimasta a lungo nella memoria cittadina, si riferisce invece al numero richiesto dall’ordine di rappresaglia. La differenza non è una semplice correzione aritmetica: riguarda quattro persone che scompaiono dal conteggio quando il numero dell’ordine viene scambiato per quello dei catturati.
Cinquanta nell’ordine, cinquantaquattro nell’elenco
Nel settembre 2007 il maresciallo Giuseppe Giusto, presidente dell’associazione Obiettivo Trani e studioso di storia locale, spiegò la discrepanza:
In quella tragica mattinata i tedeschi cercarono di rastrellare quanti più abitanti fosse possibile. L’ordine era di 50 ostaggi (10 per ciascuno dei 5 tedeschi rimasti uccisi su via Barletta), ma non aveva per loro alcuna importanza se fossero stati di più.
Il conto dei nomi porta a 54. Fra essi figurano don Tommaso Maggi, lo scultore Antonio Bassi e Giovanni Quatera, marito di Isabella Terrafino. Il testo dell’elenco completo permette di conservare l’identità dei singoli uomini e di controllare il totale senza affidarsi alla formula più ripetuta.
Le lapidi e la trasmissione della memoria
La prima lapide è legata all’iniziativa di monsignor Altobello e al Santuario dell’Apparizione in via Andria; un’altra ripropose i nomi in piazza della Repubblica durante l’amministrazione Tarantini. La notizia del 2007 indica il 2005 per quest’ultima collocazione, mentre un’altra ricostruzione locale menziona il 2003. Il dato certo condiviso dai racconti è la presenza di 54 nomi, non la coincidenza delle loro cronologie commemorative.
Il caso mostra perché occorra distinguere la data del fatto, quella di una lapide e quella dell’articolo che ne parla. Una testimonianza sulla memoria pubblica può essere utile anche quando richiede un controllo su un particolare successivo.
I superstiti ricordati nel 2007
Nello stesso articolo Giusto dichiarava di conoscere personalmente tre ostaggi ancora viventi, che incontrava in città. L’affermazione è riferita al settembre 2007: non descrive il numero dei superstiti odierni e non assegna da sola un nome a quelle tre persone.
Un episodio distinto e successivo è l’incontro del 7 marzo 2012 con Heino Niehaus, nel quale sono invece nominati Giuseppe Scandamarro, Luigi Di Filippo e Ugo Moscatelli. Tenere separate le due notizie conserva la precisione delle testimonianze e il loro valore umano.